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UN VERO UOMO

“Non so se vale la pena continuare la nostra relazione,  così senza alti e bassi. Una vita piatta senza pathos. Non so ma quando parlo con Aldo…”

“Ah ecco,  ti stavo aspettando, mi stavo domandando come mai non usciva il nome di Aldo, l’uomo che ti invita sulla Luna e non ti porti dietro niente…eh? Non dici sempre così?”

“Si, Aldo è uno che fa sognare…”

“E grazie non ha una lira! Può solo sognare…”

“Sì non ha una lira ma ha tutto quello che vuole. Mentre tu sempre con le tue carte di credito, Platinum qua, Oro lì, acquisti di beni e servizi in tutto il mondo senza problemi. Mai un intoppo. Se prenoti un’auto ti danno sempre una categoria superiore a quella richiesta, se andiamo in albergo ci danno una suite perchè le matrimoniali sono terminate, se andiamo al ristorante il tavolo è sempre quello in prima fila sul panorama mozzafiato o sul mare. In aeroporto mai una fila in piedi come le persone normali. Sempre chiusi nelle salette Vip a riempirci di chips, finger food e spritz per giunta gratis fino a quando non passiamo davanti a tutti e ci sediamo per primi. Mi sento sempre una merda.”

“Oh ma che vuoi se guadagno bene e posso permettermi queste comodità?”

“Ma non ti senti vuoto? Non hai idea di cosa vuol dire la parola sfida? Aldo ha un’ avventura ogni giorno, deve inventarsi sempre delle cose nuove. Per esempio tu sei protestato? Sei segnalato al CRIF?”

“No e ci mancherebbe pure.”

“Beh Aldo sì. Lui le chiama cicatrici della vita.”

“Ma le cicatrici dovrebbero essere di chi non ha avuto i soldi da Aldo credo..”

“E tu? Il tuo casellario giudiziale tutto pulito, neanche una virgola fuori posto”

“Certo. Non ho fatto nulla, sono una persona seria e corretta. Immagino che anche lì Aldo abbia alcune cicatrici della vita”

“Per forza. Ed ognuna è una storia che potrà raccontare ai nipoti nelle lunghe notti di inverno”

“Bisogna vedere se ci arriva all’inverno e ad avere nipoti a cui raccontare le storie.”

“Tu cosa potrai raccontare ai tuoi nipoti? Di quella volta che avevi cancellato delle slide ed hai dovuto improvvisare in una riunione oppure di quelle volte che hai rischiato grosso usando due tipi di pennette con tempi di cottura diversi? “

“Beh io e Aldo abbiamo una diversa concezione del verbo “trasgredire”…”

“Aldo ha avuto anche storie con altri uomini e tu mi pare che il massimo di vicinanza con uomo  è stato fare la pipì in quattro amici contro un muro..”

“Senti io sono uno preciso, non trasgredisco, lavoro, non ho vedute ampie da quel punto di vista lì, insomma sono normale. E sono felice”

“Ma almeno una volta vuoi fare qualcosa alla Aldo, un colpo di testa, qualcosa di illegale, fuori dalle righe? Non dico di sfociare nel penale ma almeno in qualcosa di sanzionabile.”

“Se vado nella ZTL in orario non permesso può andar bene?”

“Si. Va bene, almeno ti arriva una multa. Iniziamo così. Ma non ti permettere di pagarla subito. Aspetta che scade e che va ad Equitalia”

“No ad Equitalia no ti prego.”

“Si invece, voglio vederti soffrire di fronte ad un sollecito, voglio vedere la tua faccia trasformarsi davanti ad una busta verde di Atti Giudiziari. E’ ora che tu diventi un vero uomo.”

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I TEMI DI LARA

Le giornate si stanno allungando ed è difficile guidare con il sole negli occhi alle sei del pomeriggio. Michele guarda l’orologio. Ha detto alla moglie che sarebbe rientrato per cena. Poco meno di due ore per stare con Lara che non è sua moglie ed è seduta in auto accanto a lui. Sprofondata nel sedile con una giacca blu, la camicia bianca e quel filo di perle con cui gioca facendolo scorrere tra le dita con gli anelli. Ha la fede tra i due anelli con pietre di colore diverso. Il sole sembra divertirsi a proiettare i riflessi delle perle e degli anelli sul tetto grigio della macchina.

Si sono conosciuti in rete. Una di quelle chat dove ci sono le room e si parla senza conoscere la propria identità. Sì, avveniva proprio così prima che arrivasse Facebook. Si sono scritti per settimane aprendosi completamente l’uno all’altro. Si sono confidati come solo due perfetti sconosciuti possono fare.
Poi hanno iniziato a parlare al telefono per ore come due adolescenti. Le voci basse in ufficio o in sala professori, sul balcone per non farsi sentire dagli altri oppure nel corridoio per il cambio di orario e di classe. Mai da casa. Fino alla decisione di vedersi di persona. Una evoluzione naturale. I sensi della vista, del tatto, dell’olfatto e del gusto non puoi tenerli fuori. Non si vive di solo udito.

“Allora te la senti di prendere un tea for two?”…l’emozione forte di incontrare qualcuno di cui sai tutto ma non sai che faccia ha. “E se fosse un cesso? e se ha i capelli unti? e se gli sudano le mani? e se poi scopro che è una trappola di mio marito? Nooo, non può essere. Oh, poi mi sta battendo forte il cuore. Al cuor non si comanda. Mi sembra di essere tornata indietro di trent’anni.”

Lara guarda fuori, vede la strada scorrere e sorride pensando a quel primo incontro. Ricorda tutto perfettamente…qualche banalità sul traffico, sul bar e sulla giornata a scuola e al lavoro. Belli tutti e due. Nessuna mano sudata. Le ovvietà che lasciano il campo alla voglia di guardarsi, di dare forma a quelle parole e a quella voce che ormai conosceva bene. Guarda Michele e le viene in mente di continuo il bacio sulla guancia che gli diede.
Il primo di tanti. Una piacevole sorpresa. Aveva un suo odore. Niente profumi, dopobarba o altre essenze. Poi quei quattro passi fuori dal bar in un paese fuori città per evitare di incontrare persone conosciute. Le mani che si cercavano con la sincronia delle loro pulsazioni.
Se gli avessero misurato la pressione avrebbero trovato la stessa minima e la stessa massima.
Girare l’angolo, fermarsi appoggiandosi spalle al muro come se fossero inseguiti da qualcuno….. un emozione unica. E lì, scossi dal brivido dell’extra moenia, resero appagati gli ultimi sensi rimasti esclusi dal more uxorio.
Lo tsunami era arrivato. Inarrestabile come i milanesi che escono dal metrò.

Oggi Michele ha un appuntamento a Matera, nel cuore dei sassi. Una cosa di lavoro. Lara gli ha chiesto “Vuoi che vengo con te? Devo correggere dei compiti e posso mettermi ad un tavolino di un bar. Così quando finisci stiamo insieme.”
Lara è una professoressa di italiano con un marito distratto.
Michele è un fiscalista con una moglie ammortizzata.

Michele guida con la mano nella mano di Lara e la Vanoni, come se vedesse le loro mani, fa vibrare l’impianto stereo sussurrando:

🎵Perché sei tu il mio uomo perché continueremo
a divorarci a baci a morsi e poi rimorsi e poi
a non lasciare niente per nessuno
per chi dopo di te dopo di me verrà 🎵

Michele si sente tanto il poeta, il chitarrista che ti invita sulla luna, urli e non ti porti dietro niente , guarda Lara negli occhi, sorride e porta la mano alla bocca per baciarla.

“Abbiamo quasi due ore. Ci fermiamo all’Hotel Cala Titout? Mi ha detto un amico che ci sono delle stanze esterne e devo passare solo io dalla reception per prenderne una senza dare anche il tuo documento. Se non te la senti tiriamo dritto”

“Dai ok. Così posso finire di correggere i compiti…” Lara sorride “Sto scherzando… 🎵ad un bambino cosa puoi negare, cosa puoi negare a quel sorriso che ti spezza il cuore🎵”.

Michele parcheggia sul brecciolino vicino ad una siepe alta. “Torno subito. Resta qui”
Entra nella hall guardando se ci sono persone e si avvicina alla reception.
“Avrei bisogno di una stanza per un paio d’ore”
“E’ solo?”
“No.”
“Sono 150 euro in contanti” l’addetto lo guarda negli occhi.
“Per due ore????” risponde stupito Michele.
“Oppure può pagare 60 euro con la carta di credito con il rischio che sua moglie possa leggere l’estratto conto e chiederle lumi sulla stanza a Cala Titout presa il giorno 27 maggio. Le farei anche la fattura e manderei copia del suo documento in Questura, sa per i dati obbligatori che siamo tenuti a dare sulla ricettività. Che faccio? Carta, fattura e Questura?”
“No, ecco i 150 euro” prende la chiave, ringrazia velocemente il “simpatico” addetto e raggiunge il parcheggio.
“Ma ci hai messo un sacco di tempo! Ho visto passare diverse macchine e secondo me qualche faccia la conoscevo..” Lara è visibilmente preoccupata.

Michele sale in macchina e raggiunge la stanza che è nell’ultima villetta sulla sinistra. Escono come due ladri e si fiondano sulla porta.

“Come cazzo è che non apre…ma ha sbagliato chiave quel deficiente. E ora?”

“E ora prova a metterla in quell’altro verso…” Lara alza gli occhi al cielo.

Finalmente la porta si apre, entrano e si chiudono come Butch Cassidy and Sundance Kid inseguiti dall’esercito regolare messicano.

Il silenzio ora è ingombrante. Non sono mai andati oltre un’appassionata quanto discreta conoscenza superficiale e vedere il letto lì, al centro della stanza come un’ara sacrificale in attesa che si compia il rito…beh crea un pò di ansia. Lo guardano e si guardano. Per un attimo sui due comodini vedono apparire le foto dei rispettivi matrimoni.

“Ma non staremo a fare una cazzata?” dicono all’unisono girandosi l’uno verso l’altro.
Si siedono sul letto guardando una stampa appesa alla parete. Passano pochi secondi e Lara salta sul letto.
“Nooooo, ho lasciato il pacco dei compiti sulla sedia del bar, cazzo, cazzo, cazzo. Devo portarli in presidenza domattina. Madonna santa, devo recuperarli…una tragedia, una tragedia, dobbiamo tornare a Matera…speriamo di fare in tempo”
“Non mi hai dato il tempo di parlare Lara, li ho presi io e li ho messi in macchina. Stanno sul sedile posteriore.”
Lara si ributta sul letto, sopraffatta dal timore di aver perso i compiti di italiano dei suoi alunni. Guarda per qualche minuto il soffitto ornato da un ventilatore Vortice ingiallito.
“Michele sai a cosa penso?”
“Cosa?” e intanto cerca di mettersi di fianco a lei.
“Che mi piaceva di più quando non ci conoscevamo. Quando passavo un sacco di tempo a immaginarti. A fantasticare sulle cose che mi scrivevi. Come quando leggi un libro e ti devi costruire le voci, i volti e i posti in cui si svolge la storia. Poi esce il film, lo vai a vedere e ti delude sempre. Magari ti piace per altre cose ma non è quasi mai come il film che ti eri girato tu. Se ora facciamo sesso, che ha sempre un suo perchè, diventerebbe una relazione come tante altre. Verremmo sopraffatti dalla tempesta ormonale e perderemmo la sintonia che abbiamo costruito. Non credi?”
“Lara in linea di principio sono d’accordo ma, allo stato attuale…..”
Bussano alla porta della camera.
Si guardano terrorizzati.
“Chi è?” dice Michele alterando la voce.
“Sono l’addetto alla reception. Ha lasciato il cellulare sul bancone. Glielo metto qui sul davanzale. Mi scusi.”
“Grazie grazie” tira un sospiro il fedifrago ed apre piano la porta per recuperare il telefono.
“Ueeee Michele che cazzo ci fai qui?” un amico del calcetto si para inaspettatamente a pochi metri da lui. Si guardano e all’unisono “Oh tu non mi hai visto!”.
“Tranquillo, tranquillo Michele…ma chi ti sei portato qui? Un puttanone?”
“Ma no dai… è una professoressa, una persona per bene”
“Ma vattin va, chissà addò la s’pigghiat..”
Lara si affaccia per difendere il suo onore “Guardi che non sono un puttanone…”
“Professorèèèès…” l’amico sbianca. “ Mi scusi, non credevo…”
“Cosa?” chiede Michele che ormai è allo sbando
“E’ il genitore di una mia alunna…….andiamo via”
“Buonasera professoressa”
“Arrivederci e mi saluti tanto sua figlia, ha fatto un ottimo compito”

SE LO DICE TINDER

“Sai che mi vedo con Cinzia, te la ricordi?”
“Ma è una del liceo?”
“Si, per un po’ di tempo eravamo nello stesso gruppo che si vedeva in Viale dei Giardini.”
“Come mai? Dove l’hai beccata?”
“Per caso, alla posta di Piazza Vittorio. Stavo compilando un bollettino e mi ha chiesto la penna. Ci siamo guardati per qualche secondo e poi ci siamo riconosciuti.”
“E ci stai uscendo?”
“Per adesso abbiamo preso un caffè. Ma dovremmo uscire sabato prossimo. Sono contento.”
“Praticamente un incontro al buio”
“Come al buio? La conosco da quarant’anni”
“Che vuol dire? Non sai nulla di lei. Potrebbe essere una psicopatica, una poco di buono. Chi ti assicura che non ha problemi?”
“Ma che cazzo ne so. Io la conosco e ci esco. Scusa ma tu come ti comporteresti?”
“Nooo, io uso Tinder. L’app per gli incontri. I profili sono attendibili. Tu metti i tuoi requisiti e Tinder ti propone dei candidati che hanno grandi affinità con te e che abitano in un raggio che per te vada bene. Ormai è lo strumento che usano tutti per conoscere gente “certificata” per le proprie aspettative. Parecchi dopo i primi incontri hanno iniziato a vivere insieme. E’ una roba scientifica.”
“E tu hai trovato una persona?”
“Si”
“Bene, e non mi dici niente? Che tipo è? Ti stai trovando bene?”
“Per trovarmi bene mi trovo bene. Ho avuto qualche dubbio all’inizio. Ho verificato tutte le mie aspettative e i miei requisiti e Tinder mi proponeva un paio di candidati. Una era una bruttona con la quale sono uscito una volta ma non è scattato il “matching”. Allora sono uscito con l’altra persona che aveva una matching perfetto per i miei requisiti.”
“Meh e come si chiama?”
“Ugo.”
“Ugo?”
“Si, è un geometra del catasto. Abbiamo tante cose in comune. Ho scritto a Tinder per sapere se era veramente un matching corretto e mi hanno detto che combaciava al 100%.”
“Quindi a quel punto, se l’ha detto Tinder, mi sono lasciato andare. Vogliamo fare un uscita in quattro con Ugo e Cinzia?”

CUCUMAZZO E IL MOCCACCINO

Bernardo Cucumazzo è un consulente aziendale. Oggi ha un appuntamento in un’azienda cliente per una riunione con l’amministratore delegato. Deve definire un credito a suo favore che va avanti da un bel po’. Durante il tragitto riceve un messaggio vocale dal dottor Trincheri, l’amministratore.

“Cucumazzo mi deve scusare ma un impegno imprevisto non mi permette di raggiungerla in sede. Ho lasciato tutto alla dottoressa Gloria Allisanti, la nostra nuova responsabile dell’amministrazione. A presto”

Che palle, pensò Bernardo. Ora questa non la conosco e invece con Trincheri abbiamo un ottimo rapporto anche se quando si tratta di pagare prende sempre tempo e scuse. Di solito quelle dell’amministrazione sono dei mastini rompicoglioni.

Parcheggò l’auto nei posti dedicati ai fornitori e si avviò all’ingresso. Compilò il modulo per il Covid e si sanificò le mani con il gel a disposizione degli esterni. Le porte automatiche si aprirono e si avviò verso le scale per salire al piano degli uffici. Guardando il telefono non si accorse della persona che stava scendendo. Sentì in modo inequivocabile alcune particelle di sandalo e di muschio di quercia che portavano senza dubbio ad uno Chanel n.5. Alzò la testa e un sorriso gli domandò:

“Cucumazzo?”

“Si, sono io”

“Piacere Gloria Allisanti. Tricheri mi ha detto di averla avvisata della sua assenza e che farà il controllo con me. Vuole un caffè?”

“Bene, si grazie.”

“Così ci mettiamo al lavoro. Ne abbiamo per un po’.”

Gloria era uno spettacolo. In un mondo di amanti filiformi di running, pilates, yoga e spinning quella donna era Giunone. Le forme sembravano scolpite da un antico scultore greco. Proporzioni perfette. Gonna grigia e camicia bianca. Cucumazzo non riuscì ad evitare di poggiare lo sguardo per pochi secondi sul décolleté. Gli sembrò di sentire i bottoni della camicia di Gloria che dicevano “Oh ragazzi io non so quanto possiamo resistere appesi alle asole. Qui tira tutto”

“Cucumazzo mi spiace ma il caffè è finito. Le consiglio il moccaccino.” 

Come fai a dirle di no. Cucumazzo però aveva avuto una triste esperienza con il perfido moccaccino. Era stato chiuso in una toilette aziendale per due ore con un forte mal di pancia. Pensò che stavolta sarebbe andata meglio. Magari qui usavano una miscela diversa.

“Grazie Gloria vada per il moccaccino”

Lo bevve piano. Nessun problema.

“Gloria, lei non lo prende il moccaccino?”

“No, io sono terrorizzata dal moccaccino. Mi crea disturbi allo stomaco, e come dicono qui in azienda, fa cagare!” e sorrise di gusto.

Cucumazzo pensò che era una stronza.  Com’è, sai che è una schifezza e me lo consigli?

Deve essere una pre-tattica. Mi vuole mettere in difficoltà. Mi vuole creare disagio.

Si accomodarono al tavolo da riunione ed iniziò il lavoro di controllo e riscontro della documentazione progettuale su cui Cucumazzo vantava una somma che era stata velatamente messa in dubbio da Trincheri e che Gloria invece contestava apertamente.

Ogni importo che secondo lei non andava bene lo cerchiava in rosso e Cucumazzo avvertiva una fitta al cuore e controbatteva riuscendo alcune volte ad ottenere un punto interrogativo accanto al cerchio rosso. La sua attenzione però era rivolta sempre allo stesso punto. Gloria se ne era accorta e nel girarsi per prendere un evidenziatore si era sbottonata leggermente per aumentare la visibilità delle cupole.

“Vede Cucumazzo, qui siamo di fronte ad una quarta….” fece una pausa

Cucumazzo per un attimo pensò alla misura del seno di Gloria che ormai era visibile per metà..

“…attività non realizzata completamente. non crede?”

Cucumazzo annuì lasciando strada libera al cerchio rosso implacabile della matita di Gloria.

“Bernardo, le dispiace se la chiamo per nome?”

“No, anzi. Mi fa piacere”

Gloria si piegò sulla poltrona per prendere qualcosa dalla borsa e un altro bottone si sganciò.

“Oggi non funziona neanche l’aria condizionata, fa un caldo terribile” Gloria alzò le braccia per raccogliersi i capelli e fermarli con l’elastico preso dalla borsa. Questo movimento fece arrivare una folata di Chanel che colpì Cucumazzo in pieno volto.

Il moccaccino iniziava a dare segnali preoccupanti, il seno della dottoressa Allisanti si stava palesando come il terzo segreto di Fatima e lo Chanel n. 5 faceva il resto.

Cucumazzo era in balia totale. Poco importava se ad occhio e croce aveva intuito una decurtazione di circa il sessanta per cento del suo credito. 

“Cucumazzo, io vorrei che lei fosse allineato su queste due cose..”  prese una pausa

Bernardo fissò dacapo le cupole.

“…missione e visione della nostra azienda. Mi segue?”

Visibilmente frastornato chiese di andare in bagno.

“Credo che l’unica toilette disponibile sia questa nella sala riunione. Le altre sono state pulite e chiuse dall’impresa delle pulizie che è andata via.”

“Va bene vado qui”

“Faccia con calma Bernardo, devo fare delle telefonate. Ah vede che la porta della toilette è difettosa ma non si preoccupi tanto siamo solo io e lei qui”.

Bernardo pensò “e che due coglioni. Ho da fare la roba grossa per colpa di questo cazzo di moccaccino, la porta non si chiude ed il cesso è pure alla turca…voglio morire”

Per evitare casini si tolse i pantaloni ma si rese conto che non c’era nessun gancio per appenderli. Allora se li mise attorno al collo e alla testa ed iniziò ad assumere una posizione consona al bisogno. Sembrava un cavaliere Berbero, uno di quelli che si trovano nelle canzoni di Franco Battiato. Sentiva che stava per liberarsi ma la pressione accumulata faceva presagire che tutta la zona industriale lo avrebbe sentito. Fece finta di telefonare ad alta voce per coprire il rumore.

“Tutto bene?” chiese Gloria

“Si sì. Un attimo, finisco la telefonata” 

Liberatosi si accorse che non c’era l’ombra della carta igienica. Vedere un cavaliere Berbero piangere è un’immagine che ti stringe il cuore. Dalla tasca dei pantaloni Bernardo vide penzolare gli elastici della mascherina e subito ne fece un uso non previsto ma necessario. Si rivestì e assumendo una postura dignitosa rientrò in sala riunione.

“Mentre era al ..telefono, ho definito l’effettivo suo credito”

“Va bene, quindi vi mando la nota di credito in decurtazione delle fatture emesse”

“Bene Cucumazzo, ha visto che con un po’ di lavoro abbiamo messo a posto la situazione? Ora pensiamo ai prossimi lavori. Prende un altro moccaccino?”

“No grazie ora preferisco andare a casa”

“L’accompagno all’ingresso?”

“Non si disturbi, conosco la strada. Alla prossima” e l’ultimo sguardo andò sempre a finire sulla mission e sulla vision.

“Dott. Trincheri, Cucumazzo è andato via. Abbiamo ridotto il suo credito dell’ottanta per cento. Ho seguito i suoi consigli. Gli ho dato il moccaccino e poi ho usato un po’ di tecnica “vedo non vedo”. Ho tolto anche il gancio e la carte igienica nella toilette. Era prostrato completamente alla fine. Non ha voluto sapere neanche di quanto era la decurtazione. Ora apro un po’ le finestre che quel moccaccino è micidiale. A domani”

LA VIA FRANCIGENA

“Non pensi che dovremmo fare qualcosa per comunicare meglio io e te?”

“Sono d’accordo Sara. Ti ho detto un sacco di volte che dovremmo avere lo stesso operatore telefonico. Stessa copertura, stessa qualità del segnale..Andrebbe molto meglio”

“Io intendevo proprio parlare..”

“Certo. Pensavo che avere minuti illimitati per entrambi ci darebbe molte più possibilità di parlare..”

“Senti, smarcata la questione operatore telefonico vorrei dedicarmi ai contenuti, cioè a quello di cui dobbiamo parlare..”

“Tipo “Cosa c’è per cena?”

“Una specie. Ho parlato con la Giovi e mi ha raccontato della terapia di coppia che sta iniziando con suo marito, il Gino”

“Che terapia? Stanno male? Non sapevo nulla..”

“Ma non stanno male..stanno cercando di migliorare il loro rapporto, sai capita…”

“E che medicine stanno prendendo?”

“Non si prendono medicine ma si fanno delle cose, delle attività per ritrovarsi.”

“Per ritrovarsi?”

“Sì, per riprendere belle pratiche e belle cose che non si fanno più e ritrovare lo smalto.”

“Ho capito, ho capito. Comunque il tuo smalto l’ho visto in cucina, scusa, giusto che l’hai citato”

“Vabbè…comunque il medico gli ha consigliato di fare insieme qualcosa di straordinario, di affrontare una sfida che li possa mettere alla prova e dalla quale uscirne fuori rafforzati e soddisfatti. Una sfida che potrebbe avere momenti difficili ma che, dandosi una mano, li vedrebbe ricompattarsi.”

“Gli ha detto di andare all’IKEA il sabato pomeriggio?”

“Ma nooo”

“E che ne so…tu dici una sfida difficile…”

“Il dottore ha detto a Giovi e Gino che se vogliono salvare il loro rapporto devono prendersi tre mesi per fare a piedi più di duemila chilometri da Canterbury a Roma. Devono percorrere la Via Francigena, quella dei pellegrini del Medioevo. Camminare ore, dormire dove capita, stare vicino quando fa freddo, sotto la pioggia, il vento, i cani randagi. Questo li porterà…

“..all’esaurimento nervoso. Ma ti rendi conto? Gino che non alza il culo dalla sedia deve fare duemila chilometri a piedi?”

“Ma per amore lo deve fare!”

“Ma per amore si possono fare anche altre cose…non andare da Canterbury, che non so neanche dove sta, a Roma!

“E cosa si dovrebbe fare secondo te? Sentiamo il grande esperto di terapia di coppia”

“Per esempio riordinare la cantinola. Se insieme, senza litigare, si riesce a mettere ordine ed anche a buttare molta roba che non serve, la coppia è salva.”

“Allora riordiniamo la cantinola ora!”

“Ma era per fare un esempio, e poi dillo a Giovi e Gino. Tra l’altro il medico si sarà preso almeno una trecento euro per mandarli a Canterbury”

“Ho capito, fai sempre giri di parole ma non affronti il problema. Io voglio capire se la nostra unione può continuare o no. Ho bisogno di una prova e andare a fare duemila chilometri a piedi con te mi sembra un’ottima idea.”

“Quindi noi dobbiamo prendere e partire.”

“Mah si, come fossimo in quarantena solo che andiamo a piedi io e te, da Canterbury a Piazza San Pietro. Avvisiamo in ufficio che non andiamo perchè faremo smart walking! ah-ah-ah-ah-ah ti piace la battuta?”

“Non mi fa ridere proprio per niente. La trovo un’idea fuori da ogni logica”

“Ma lo sai che la Via Francigena era percorsa da migliaia di pellegrini per raggiungere la Puglia ed imbarcarsi per la Terra Santa?”

“No, non mi dire…avevano tutti problemi coniugali e il medico gli aveva detto che solo arrivando in Terra Santa con la moglie avrebbero capito se continuare ad essere sposati..”

“Quanto sei spiritoso….voglio vedere se avrai lo stesso spirito dopo aver camminato e discusso per quaranta chilometri al mio fianco”

“Beh fin quando si scherza si scherza, ora stai facendo del terrorismo e mi stai mettendo anche in agitazione. Dai, chiamiamo Giovi e Gino e magari andiamo a farci una pizza”

“Sono partiti stamattina. Sono già a Canterbury”

“Oh madonna…ma è un incubo questo Canterbury”

“Andiamo a farci una pizza io e te? Così magari con la pancia piena riesci a digerire meglio l’idea della terapia…”

“Va bene, dai. Davanti ad una pizza si ragiona sempre meglio. Dove prenoto?”

“In Corso Francia c’è la Locanda del Pellegrino, fanno una pizza fantastica”

“Eh no, dai…”

IMMANENZA E TRASCENDENZA

“Sei nervoso anche oggi?”

“Ma no, non sono nervoso”

“Senti, sono tua moglie da trent’anni e lo vedo a mille chilometri quando sei nervoso”

“Forse questa quarantena, non poter uscire, non so”

“Te lo dico io perchè sei nervoso, perchè non vedi la tua amante da un bel po’”

“Forse per quello. Sai ci vediamo almeno tre volte a settimana da diversi mesi”

“Lo so, lo so, non ti ho mai detto nulla perchè ti ho visto sereno. Poi mi piace sentire tutte le puttanate che ti inventi per vederla.”

“Beh anche tu hai la tua liason e ho cercato sempre di non fartela pesare. Ma a te non manca vederti con il tuo amante?”

“Sì un po’ mi manca ma non mi pesa come pesa a te. Cerco di non pensarci.”

“Ma come fate in questo periodo? Lo chiami con la videotelefonata?”

“Si approfitto quando anche tu stai chiamando la zoccoletta”

“Dai ma perchè dici che è una zoccoletta?”

“Beh è un po’ zoccoletta dai. Ho saputo che non è una volpe”

“E’ un tipo semplice, le piacciono le cose semplici”

“Ah così si dice adesso?”

“Ma non criticare sempre. Pensa al tuo principe azzurro.”

“Intanto il mio principe azzurro è un professore di filosofia e il suo pensiero vola alto”

“Ho saputo che non proprio tutto gli vola alto”

“Quanto sei fine… Non abbiamo solo quello in testa noi, al contrario di voi..anche se ogni tanto non mi dispiacerebbe.”

“Io non lo capisco questo tuo professore. A me vederti così, con la sottoveste un po’ aperta, mi eccita nonostante tu sia mia moglie.”

“Davvero? Quindi dici che non sono da ricovero?”

“No, assolutamente. Anzi…”

“Anzi cosa?”

— squilla il telefono di lui —–

“Beh rispondi. Chi è? La zoccoletta?”

“No, non rispondo. Preferisco continuare a parlare con te.”

“Ohhh che onore. Posso sedermi sulle tue gambe e prendere il caffè?”

“E al professore che dici?”

“Che dopo tanta trascendenza un po’ di immanenza ci vuole. Capirà”

L’ANNIVERSARIO

“Carla dov’è il nonno?”
“Non lo so, l’ho visto prima che si metteva il cappello.”
“Il cappello? Per fare che?”
“Boh, pensavo che se lo stesse provando”.
“Cercatelo subito.”
“Nelle stanze non c’è e neanche in bagno”
“Io mi vesto e scendo. Vado giù. Voi andate sul balcone per vedere la strada.”
“Mamma mamma l’ho visto! E’ salito sul 12 che va verso fuori. Ha la mascherina.”
“Quello è un pazzo, ora mi sentirà. Ma dove cazzo sta andando? Stampa l’autocertificazione che prendo l’auto e faccio la stessa strada del 12.”
Intanto il nonno chiede all’autista quando scendere per il cimitero monumentale.
Una volta arrivato si incammina lentamente nel viale alberato, stacca un fiore da una pianta e dopo un pò si ferma e si toglie il cappello. Chi lo ha osservato lo ha visto sorridere e parlare.
Poi si rimette il cappello e riprende la strada verso l’uscita.
La figlia gli si para davanti trafelata e incazzata.
“Ma tu forse non hai capito che hai fatto una cosa terribile! Ho fermato l’autobus per chiedere all’autista!! Se ti fermavano ti beccavi una multa da paura! Ma come ti è venuto in mente di venire al cimitero oggi? L’anniversario della morte di mamma è tra due mesi.”
“Lo so che è tra due mesi. Ma oggi è l’anniversario di quando ci siamo fidanzati. Volevo portarle un fiore come feci quando le chiesi di fidanzarci. Ci siamo fatti un sacco di risate”

LA PICCOLA PARTITA IVA (libero adattamento da una nota novella di Andersen)

Era l’ultimo giorno dell’anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una Partita iva camminava per la strada con la testa scoperta. Era uscita di casa, aveva ai piedi le scarpe ormai sformate che lasciavano intravedere i piedi lividi dal freddo. Teneva nel suo vecchio e liso abito un gran numero di ordini che non era riuscita a far firmare da nessuno perché le imprese erano chiuse e le strade deserte. Per l’infreddolito titolare di ditta individuale era stata una brutta giornata e le sue tasche erano vuote.
Aveva molta fame e molto freddo. Sui suoi lunghi e arrufati capelli cadevano i fiocchi di neve mentre tutte le finestre erano illuminate e i profumi degli arrosti dei pensionati e di quelli con il reddito di cittadinanza si diffondevano nella strada; era l’ultimo giorno dell’anno e non pensava ad altro!

Si sedette in un angolo, fra due case. Il freddo l’assaliva sempre più. Non poteva ritornarsene a casa senza un soldo. Per riscaldarsi le dita congelate, prese un F24 non pagato e gli diede fuoco con un fiammifero. Si accese una fiamma calda e brillante. La luce era bizzarra, alla Partita iva sembrò di vedere un tablet luccicante sul quale giravano tutte le sue App. Avvicinò le mani al tablet ma la fiamma si spense e tutto scomparve.

Il titolare di ditta individuale allora accese un bollettino dell’INPS con un secondo fiammifero: questa volta la luce fu così intensa che poté immaginare il suo vecchio ufficio con il tavolo da riunione e il boccione dell’acqua nell’angolo. Gli sembrò di vedere un suo giovane stagista porgergli il solito caffè…..ma la visione scomparve quando si spense il fiammifero.

Giunse così la notte. “Ancora uno!” disse la Partita iva. Crac! Appena acceso, s’immaginò di essere da un cliente per gli auguri di Natale.

Mille candeline brillavano sulle ampie vetrate, illuminando i meravigliosi regali per tutti i collaboratori. Volle afferrarli… il fiammifero si spense… le fiammelle sembrarono salire in cielo… ma in realtà erano cartelle, cartelle esattoriali.

Una di loro cadde, tracciando una lunga scia di sanzioni nella notte. Il titolare di partita iva pensò allora all’Agenzia delle Entrate. Un impiegato che conosceva gli diceva sempre “Quando emettiamo una cartella ci sono le anime dei nostri cari che vengono onorate”.
Il titolare di ditta individuale prese allora un altro fiammifero e lo strofinò sul suo estratto conto bancario: nella luce gli sembrò di vedere il direttore della Banca con uno scialle frangiato sulle spalle e gli sorrise con dolcezza.
– Direttore! – gridò, tendendogli le braccia – Non mi blocchi la carta di credito, sta arrivando un bonifico! Il direttore gli sorrise, si aggiustò lo scialle e gli disse “Se non fai un versamento entro domani ti blocco tutto”
“Direttore io so che tu sparirai come il tablet e come i regali di Natale appena il fiammifero si spegnerà” e così fu, per il sollievo della partita iva.

Il titolare di ditta individuale allora accese freneticamente tutti i fiammiferi che aveva, uno dopo l’altro, perché voleva continuare a vedere solo cose belle. I fiammiferi a quel punto diffusero una luce più intensa di quella di un giorno di sole:

Una voce disse “Vieni!” apparve un addetto della CCIAA che prese il titolare di ditta individuale fra le braccia e lo portò allo sportello “Cessazione attività”. “Qui non soffrirai più il freddo e la fame, altrimenti paga i diritti annuali”

I primi passanti scoprirono la partita iva inattiva della ditta individuale. Pensarono che avesse voluto riscaldarsi con la debole fiamma dei fiammiferi le cui scatole erano per terra. Non potevano sapere che la CCIAA era venuta a cercarla per i diritti annuali.

LA MASCHERINA

LA MASCHERINA

Mi ricordo, eravamo a marzo del duemilaventi. C’era il corona virus che in quei giorni aveva cambiato le nostre abitudini…. Si usciva poco e solo per andare a comprare qualcosa da mangiare. Fu proprio in un Conad che la vidi la prima volta. Fui catturato dal suo sguardo, da quei suoi occhi scuri. Il resto del volto era coperto dalla mascherina, i capelli raccolti nel cappellino e la sciarpa attorno al collo. I lacci bianchi della mascherina facevano da cornice alle orecchie ornate da cerchi dorati che mettevano in risalto i lobi. Rimasi lì a tre metri di distanza a fissarle i lobi. Una signora mi disse “Giovane, molto devi stare a guardare lo scaffale? Facciamo camminare la fila?” “Si si mi scusi stavo guardando le offerte della passata Mutti”. Questo attimo mi fece perdere di vista la ragazza. Girai con il cestello verso il reparto carni e la rividi con un pacco di farina in mano che osservava la scadenza. Feci finta di guardare il telefono mentre la seguivo con un occhio. Decisi di passare all’approccio deciso, mi fermai a distanza e le feci un cenno “Sei da poco in questo quartiere? Non ti ho mai vista. Ti va se facciamo due passi insieme dopo la spesa?”
Si abbassò la mascherina e disse “Sono tua sorella cretino, ma che non mi riconosci?”
Sopraffatto dalla delusione staccai con forza il numero del banco salumeria e presi duecento grammi di gran biscotto Rovagnati chiedendo di non togliere il grasso.

L’ORGOGLIO DEL 98

La sveglia è per le sette di mattina.
Alzatevi, grida il comandante, oggi è il giorno X e non possiamo sbagliare. Tutti voi sapete cosa fare. Bisogna però trovare il volontario per andare in prima linea dove lo scontro sarà terribile. Il nemico ha messo in campo molte forze e ci sarà da combattere. Il volontario dovrà essere pronto in pochi minuti per andare subito a prendere il numero.
Gli sguardi convergono sul più anziano di tutti.
“Ma perchè sempre io?”
“Ci vogliono i capelli bianchi per farsi rispettare e non sono neanche sufficienti a volte”
“Madò ma ci metterò una vita”
“Lo so che da oggi sei in ferie ma non devi mollare proprio adesso. Guardami…non vedo lo sguardo assassino, devi essere duro, niente favori, niente gentilezze, niente chiacchiere mi raccomando concentrato sull’obiettivo. La lista ti verrà data prima di uscire. Vatti a lavare la faccia con l’acqua fredda, devi essere tonico. Io ti raggiungerò tra un po’, ora è tempo che tu vada, non deluderci!
In prima linea c’è già ressa. Felice prende il 98. Prima di lui un mare di gente. Dal comando arriva il primo messaggio “Che numero hai?” “Il 98” “E ora a che numero stanno?” “il 26”
“Dovevi uscire prima porca di quella vacca, la giornata ora è in salita. Vedi se qualcuno si sente poco bene e prima di svenire prendigli il numero che ha in mano”
“Oh ma è sciacallaggio!”
“Alla vigilia di Natale non si fanno prigionieri, mors tua vita mea”
Il tempo passa, nascono amicizie, riaffiorano vecchi amori tra sorrisi di dentiere e capelli cotonati ma sempre concentrati, il cuore può far perdere il turno.
Il comandante raggiunge il campo di battaglia. Il proprio uomo è ormai vicino al bancone. “Quanto manca?” gli grida
“Sono il prossimo!” risponde con lo sguardo stremato e le gambe incrociate per un impellente bisogno.
La banconista spinge il tasto e si illumina il display con il 98.
“Ioooooooo!” urla Felice tra il vocìo della folla di volontari come lui sventolando il biglietto fortunato.
E inizia la battaglia. Il primo della lista è il gorgonzola.
“Vorrei trecento grammi di gorgonzola”
“Come lo vuole? Semplice, al mascarpone, alla ricotta o ai fiori di malga?”
Primo colpo al cuore. Quale tipo prendere?
Si gira e vede lo sguardo del comandante dalle retrovie che ha sentito tutto e aspetta come un cacciatore vicino alla trappola. “Quello che prendiamo sempre” è la risposta subdola.
“Mi dia quello semplice”
“Ma noooo! quello al mascarpone devi prendere, ma non ti ricordi mai niente” il comandante è categorico.
Gli altri volontari si stringono a Felice per fargli sentire la vicinanza in questo momento di umiliazione pubblica.
Felice deglutisce e passa al secondo della lista.
“Poi mi fà duecento grammi di provolone”
“Dolce, Piccante o semi piccante?”
Felice decide di scegliere il semipiccante. Da dietro si sente un “No, no, no, a mia madre piace il dolce e lo sai benissimo”
Felice si gira “Lo so lo so ma quest’anno voglio il semipiccante, a tua madre le prendo la giuncata con la rucola!”
“Bastardo, lo sai che non la digerisce”
“Lo so, per questo la prendo” lo sguardo di Felice è fiero e combattivo.
Gli altri volontari incominciano a cantare una nenia alzando sempre di più il volume della voce “Uno di noi…il 98…uno di noi…uno di noooooiiiii…il 98 uno di noiiii”

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