FINE DI UN POETA

Una serata come tante. Un luogo di mare. Estate avanzata, quasi fine agosto. Un muretto di quelli dove ci si siede a vedere le stelle. Quei muretti dove nascono o muoiono le storie. Capito lo scenario?

Lui, Nello, vuole conquistarla guardandola negli occhi e dirle cose belle con le parole dei libri e delle poesie. Lei, studi classici, ama la storia e la letteratura italiana. Lui ha volutamente lasciato lo smartphone a casa per non distrarsi. Infatti arriva tardi all’appuntamento perchè non riesce a trovare la strada senza google maps. Ha con sé una poesia che un suo amico gli ha dato e detto essere famosa e profonda. “Quando le dirai che ami Giacomo Leopardi e queste poche parole descrivono come ti senti….” Lei non avrà occhi che per te.

Lei gli perdona il ritardo e apprezza moltissimo il fatto che sia venuto senza smartphone “Hai fatto una bella mossa Nello; il fatto di averlo lasciato a casa mi fa capire che io sarò al centro della tua  attenzione, bravo…”.

Lui, complice un lampione spento, le si avvicina, pronto a dirle le parole della poesia…sbircia sul foglietto e legge “L’immensità”. Pensa “Gigi mi aveva detto che si chiamava L’infinito..boh andrà bene lo stesso”

E incomincia sussurrando “Io amo Giacomo Leopardi….. e volevo dirti alcune parole di una sua poesia a me molto cara: ….Io son sicuro che, per ogni goccia ..per ogni goccia che cadrà, un nuovo fiore nascerà e su quel fiore una farfalla volerà  Io son sicuro che, in questa grande immensità qualcuno pensa un poco a me non mi scorderà Sì, io lo so tutta la vita sempre solo non sarò un giorno troverò un po’ d’amore anche per me per me che sono nullità nell’immensità..

Lei  “Grazie è bella..ma è L’immensità, una canzone degli anni 60-70, la cantava Don Backy..mio padre ha il 45 giri. L’infinito è di Giacomo Leopardi.”

Lui arrossendo “ma l’immensità e l’infinito non sono simili? “

Lei un po’ dispiaciuta “Nello no, non sono la stessa cosa. E Don Backy non è Giacomo Leopardi. Mi accompagni a casa per favore. Ho messo io google map altrimenti mi porti in Via Gluck…”

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