ICHEIDE

Ero come al solito sovrappeso nei miei pensieri (ho dei pensieri un po’ fuori forma) quando mi vibra il telefono. Numero anonimo. Che palle. Rispondo “Pronto?”

“Mc Candy?”

“Si sono io”

“Salve sono Ingmar Stenmark del Ministero dello Sviluppo Culturale di Svezia. Vorremmo incontrarla per proporle un’attività”

“Ma lei era un campione di sci degli anni 70?”

“Sì sono proprio io. L’acerrimo nemico di Gustav Thoeni e Piero Gros. E’ passato tanto tempo.” Lo sento ridere.

“ Bene Ingmar, di che si tratta?”

“Ecco è una questione importante che preferisco affrontare di persona. Domani mattina alle 9 un aereo privato l’aspetterà all’aeroporto di Bari per portarla da noi appena fuori Stoccolma. L’aspetto lì per le 12. Pranzeremo insieme e poi incontreremo il Ministro Ingmar Larsson e il suo Vice Ingmar Karlsson.”

“Curioso che abbiate lo stesso nome. Non Le pare?”

“Koincidenza. Pura koincidenza. A domani.”

Viaggio perfetto, si va a pranzo. Sono dei tipi simpatici tutti questi Ingmar. Inizia così la riunione di lavoro. Sala stupenda, tavolo in pino svedese.

“Allora Mc Candy, noi vorremmo che lei ci scrivesse un poema epico che esalti la genesi, la storia e il vigore del popolo svedese. Noi non abbiamo un nostro eroe popolare. Abbiamo sempre condiviso con Finlandia, Norvegia ed altri paesi nordici questa storia dei Vichinghi, di Odino, Thor, i Nibelunghi, ecc…. Ci siamo rotti le palle. Vogliamo creare una nostra identità. Una storia che abbia radici profonde come le vostre storie tipo Eneide, la nascita di Roma ed altre. Ecco vorremmo prendere spunto da una tipica cultura latina.”

“Entro quando? Entro quando devo darvi una idea, una bozza?

“Entro domani sera. Dopodomani la riportiamo a Bari dove, se va tutto bene, continuerà a scrivere il tutto e le diremo i tempi e i modi. Del compenso non si preoccupi. Buon lavoro.”

Che dire? Ora sono in questo splendido cottage, isolato dal mondo e devo scrivere una bozza di quello che sarà il poema epico rappresentativo del popolo svedese. Al lavoro.

Intanto ci vuole il personaggio. Ci vuole uno che abbia partecipato alla guerra di Troia. Ecco qua. Icheo, giovane arciere biondo di origine nordica. Viste le sue capacità di lavorare il legno, Ulisse lo chiama a dare vita al Cavallo di Troia. Icheo si mette in mostra per la sua abilità nel montare i pezzi del cavallo frutto della mente perfida e astuta di Ulisse.

L’unica cosa che Ulisse fece cambiare era la scaletta estraibile per entrare nel cavallo. La volle sul fianco. In realtà Icheo l’aveva posizionata tra le cosce del cavallo ma quando si abbassava non era una bella cosa  a vedersi e i soldati si rifiutavano di salire da lì.

Tutti sappiamo come è andata. Da Troia in fiamme nascono l’Eneide che racconta del troiano Enea e del suo viaggio, l’Odissea che racconta delle vicissitudine di Ulisse durante il suo ritorno ad Itaca. E qui noi facciamo nascere la storia del ritorno in Svezia di Icheo. La chiameremo Icheide. Nel corso degli anni poi, per l’evoluzione nordica del lessico, diventeranno Ikeo e Ikeide. Ikeo lungo la strada per il rientro a casa taglia, sega e monta ogni tipo di oggetto. Prende barche sempre più grandi per trasportare le centinaia di manufatti. Dopo 5 anni di viaggio arriva a casa dove la moglie Penfloope lo accoglie con un “e dove cazzo la metto tutta sta roba? Che noi tre capanne teniamo”.

Ikeo allora scelse un grande terreno dove fece sorgere la sua impresa che ancora oggi è famosa in tutto il mondo. Ecco questa sarà la storia da sviluppare.

Il giorno successivo la illustro agli svedesi. Mi dicono all’unisono i tre Ingmar “Mc Candy lei è un drogato!”

E così niente poema epico dal tratto latino. Tenetevi i vichinghi, stronzi!

5 pensieri su “ICHEIDE

  1. Antonio V. Gelormini ha detto:

    Da Troiano proverei a immaginare anche qualcosa sulla “ignifuguità” del cavallo, sopravvissuto all’inendio epico e alla fuga “misoginia” di Enea (con Anchise in spalle e Ascanio per mano), che dopo il casino causato da Elena non voleva più sentir parlare di donne.

    Mi piace

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