IL FARO DI ULLAPOOL

Susan Miller è una biologa di 38 anni. Molto brava. Molto carina. Molto vegetariana. Molto fidanzata. Per lavoro è ad Inverness nella parte alta della Scozia. Uno sciopero nei trasporti le fa decidere  di prendere un’auto a noleggio per rientrare a Glasgow dove vive e lavora.

Il tempo è molto brutto. Piove e le highlands sono spettacolari e spettrali. La strada che costeggia la scogliera è esattamente quello che si chiama “orlo del precipizio”.

Manco a farlo apposta, in questo scenario dantesco, mentre alla radio va “Io mi fermo qui” dei Dik Dik, l’utilitaria della Hertz si spegne.

Susan è una tosta. Non si scompone più di tanto. Prende lo smartphone ma NO SIGNAL… sti cazzi e ora?

Buio, pioggia, strada deserta, mare in tempesta. Ci manca solo che arrivi uno con la torcia all’improvviso dalle tenebre. E infatti eccolo. Bussa al finestrino. Non si riesce a vedere il viso. Ha una giacca con cappuccio per proteggersi dalla pioggia. Susan apre un po’ la portiera e sente il qualcuno “Ha problemi con la macchina? Io sono il guardiano del faro di Ullapool. Venga dentro, non stia qui. Qui non c’è segnale per i cellulari. Provo con il telefono di servizio a chiamare un meccanico.”

“Ok, vengo.” Susan esce dall’auto e si copre per quel che riesce e si avviano per una stradina sterrata. Cinque minuti ed ecco il faro. Il guardiano apre il portoncino e finalmente sono al coperto, al caldo e al sicuro.

“Mi scusi non mi sono presentato. Mi chiamo Thomas De Bellis. Sono di origini italiane. Son qui da tanto. Venga, le dò qualcosa di asciutto. E’ tutta zuppa.”

“Grazie davvero Thomas”

Susan si accomoda in una stanzetta dove si libera completamente di tutto. Si asciuga con delle spugne bianche che Thomas le ha dato. Mette tutto vicino al termosifone e indossa un maglione di cachemire azzurro con il collo alto. Per la parte di sotto ha avuto un vecchio kilt del clan dei McCandy, nota famiglia scozzese di Ullapool.

“Thomas non so come ringraziarla. Ora sto benissimo.”

“Ho provato per il meccanico. Sarà qui domattina presto. Stavo preparando la cena. Penso che sia meglio mangiare qualcosa.”

Susan ora poteva osservare meglio Thomas. In pratica era un misto di Highlander, il Gladiatore e Braveheart. La faccia di Sean Connery. Capelli grigi. Barba appena accennata. Anche lui con un maglione a collo alto grigio. Dalla morbidezza con cui gli scendeva addosso era sicuramente di cahemire. “Che figo, però” pensò mordendosi il labbro inferiore con gli incisivi bianchi.

“Cosa sta preparando? C’è un profumo buonissimo”

“Bocconcini di pollo ruspante soffritti e tirati con un ottimo vino bianco italiano”

Susan, vegetariana, ebbe un mancamento. Lei vegetariana e amante degli animali.

Pensò che era una situazione in cui non aveva il libero arbitrio e sarebbe stato brutto rifiutare. Ma che sacrificio avrebbe dovuto fare!

“E’ pronto. Si sieda qui.” Thomas le passa il piatto. Le sorride “E’ il piatto con cui ho vinto le ultime gare culinarie a Ullapool”

Susan infilò con la forchetta il primo bocconcino. Una roba sublime che si squagliava in bocca. Un sapore unico. In due secondi Susan dovette rifare la classifica delle cose che le piacevano di più. Thomas la guardava mangiare di gusto ed era contento. Susan stava facendo anche la scarpetta nel sughetto. Una, due, tre scarpette.. praticamente un calzaturificio.

Thomas ridendo “ Susan, Susan, che io due panini avevo. Ora sono rimasti solo i crackers. Pure quelli devo prendere? Tenga beva questo vino che la scalderà in due secondi”

Susan ormai era in perfette condizioni. Guance rosse, capelli luminosi, sorriso splendido.

Le chiacchere andavano e venivano tra Thomas e Susan sui loro lavori, legami, le cose che gli piacevano. Come due vecchi amici. Forse di più. Sì di più.

In questi casi il caminetto è uno dei più grandi ruffiani. Le fiamme si muovevano come le danzatrici del ventre. Il calore scaldava l’ambiente ma soprattutto il cuore. Thomas si lancia “Vuoi sentirmi suonare la cornamusa?”

“Davvero sai suonare la cornamusa?”

“Certo, dopo che guardo il mare per ore, non è che ho mille cose da fare. Quindi suono discretamente. Aspetta che la prendo”

Susan si siede sul divano di pelle davanti al caminetto e pensa che in fondo questo guasto alla macchina ha creato uno spazio temporale dove stanno saltando tutti i suoi schemi. E’ praticamente nuda con solo del cachemire addosso, davanti ad uno che ha conosciuto 2 ore fa ed in più ha mangiato dei bocconcini di pollo ruspante. Se Thomas prendesse qualche tipo di iniziativa più “spinta” sa già che sarà d’accordo con lui. Vediamo come va. Ora sentiamo come suona.

Thomas si siede con la sua cornamusa in grembo e inizia.

https://www.youtube.com/watch?v=_ggXyv3RtiQ  – continuare a leggere la storia ascoltando il brano al link indicato.

 E’ bravissimo. Susan è completamente rapita dai suoni dello strumento e si alza dal divano. Inizia a muoversi ed a ballare in una maniera così sensuale che Thomas fa fatica a tenere ferma la cornamusa sul grembo. Il maglione di cachemire nasconde solo virtualmente il corpo di Susan. E’ come se ballasse senza nulla. Otto minuti di estasi e di ballo come non faceva da tempo. A piedi nudi sulle tavole di legno caldo del pavimento. Ricade sul divano. Thomas ripone la cornamusa. Susan lo invita a sedersi accanto a lei.

“Sei proprio in gamba. Cucini benissimo, suoni in modo sensuale. Mi sembrava che con la cornamusa stavi facendo l’amore..”

“Beh mi piace suonare, molto” evita di dire che in effetti stava avendo un rapporto completo con l’otre dello strumento.

La mano di Thomas incidentalmente sfiora la mano di Susan. Nessuno dei due però si scosta. Anzi ora sono con le mani nelle mani e si fissano negli occhi come quel gioco in cui ci si guarda per vedere chi ride per prima.

A Susan sembra di conoscere Thomas da cento anni. Lo guarda da minuti interi. Inizia a conoscere ogni sua rughetta, il battito delle ciglia, ogni ciuffo dei capelli spettinati, la linea del mento, il disegno delle labbra.

Thomas lo stesso. Vuole impressionare la sua pellicola per sempre su ogni dettaglio di Susan. La tempesta sta per abbattersi sui due. Una tempesta ormonale che l’uragano Katrina di New Orleans in confronto è una leggera brezza marina. Susan toglie gli ormeggi. Si sfila il cachemire e rimane così davanti a lui senza dire una parola. Thomas è completamente rapito dalla perfezione delle linee ma soprattutto dai due punti per i quali passa una ed una sola retta.

Il guardiano del faro apre la braccia e accoglie Susan in un abbraccio lungo e forte. Era quello che lui voleva. Un abbraccio. Stringere al petto una donna. Sentirle il cuore battere. Il sesso è l’ultimo pensiero. Ora sarebbe bello anche un bacio. Uno vero, infinito, un ponte tra due pianeti così lontani e così diversi.

Si addormentano così. Dopo qualche ora Thomas con delicatezza riveste Susan con i suoi abiti ormai asciutti. L’aria fuori è fresca. Non piove più. Sta per albeggiare. La prende in braccio e la riporta nell’auto senza svegliarla. Intanto è arrivato il meccanico. Thomas si allontana verso il faro. Bisogna spegnere la lampada centrale.

Il meccanico bussa al finestrino e sveglia Susan che è spiazzata, imbambolata. Ci mette qualche secondo a capire che sta in macchina.

“Qualche minuto e la faccio ripartire” dice il meccanico

“Ma il faro di Ullapool dove sta?” chiede Susan

“Vuol dire dove stava. Fu abbattuto da una mareggiata eccezionale nel 1789. Era proprio lì.”

“Ma io..Ma conosce uno che si chiama Thomas De Bellis?”

“E’ stato l’ultimo guardiano del faro. Andò via da Ullapool nel 1789 ma non si sà dove. Beh qui tutto a posto può ripartire”

“Ma lei non è stato avvisato ieri sera da Thomas?”

“No io stavo passando da qui ed ho visto l’auto ferma e mi sono fermato”

“ok. Arrivederci e grazie”

Susan entra in auto e vede sul sedile accanto a lei il maglione di cachemire azzurro. Lo prende, lo annusa e sente chiaramente l’odore di Thomas. Chiude gli occhi. Sorride.

Ora la luce è forte e c’è anche un po’ di cielo azzurro. Del faro nessuna traccia.

Ora via verso Glasgow. E stasera in una bella macelleria  per comprare i bocconcini di pollo ruspante…

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