LA MACCHINA PER SCRIVERE

I miei sono fuori per lavoro. Torneranno tra dieci giorni. Quando succede, essendo figlio unico, mi piace andare a dormire da mia nonna. Io vado all’università e lei ci abita molto vicino. Così posso dormire un po’ di più, lei mi prepara la colazione e sto un po’ con lei la sera per commentare qualche programma in tv. E’ molto giovanile ha sessantacinque ed è rimasta sola quindici anni fa.

Non ha mai smesso di frequentare il circolo del bridge ed è una volpe imbattibile. Vogliono giocare tutti in coppia con lei. Una memoria incredibile. Alla fine della licitazione riesce a capire esattamente come sono distribuite le carte tra nord, sud, est e ovest.

In questi giorni ha deciso di rimettere in funzione la macchina da scrivere di suo marito cioè mio nonno. La vedo prendere la valigetta ogni sera, aprirla, metterla sulla scrivania e colpire i tasti sul foglio di carta per risentire il ticchettio che faceva capire che il nonno era al lavoro nell’altra stanza.

Era la colonna sonora della loro vita. Una sera lei non sentì più il ticchettio e capì che era successo qualcosa.

Ogni tasto che spinge e imprime l’impronta d’inchiostro sul foglio la fa tornare indietro. E’ il suo modo di stare con lui anche se non c’è più. Le sembra quasi di parlarci. Ci sono dei tasti da sistemare. Vengono via e lasciano scoperte le anime di metallo.

Mi ha chiesto di trovarle un artigiano che riesca a sistemare questo modello abbastanza vecchio. Finalmente lo trovo e le dico “Nonna vuoi che la porti io? Tanto ho visto cosa c’è da sistemare.”

“No, amore, la voglio portare io. Voglio vedere chi toccherà quella tastiera e accertarmi che avrà tutte le attenzioni necessarie. Spiegami dov’è e ci vado domani.”

La signora, vestita chic come al solito, arriva alla bottega “Riparo quello che fu”. Suona ed entra.

“Buonasera bella signora in cosa posso aiutarla?” faccia simpatica, sicuro oltre i settanta. Hai presente Spencer Tracy in “Indovina chi viene a cena?” Uguale.

“Vorrei che mettesse a posto questa macchina da scrivere. E’ una cosa a cui tengo molto.”

“La tratterò come fosse stata la mia da sempre” un sorriso con tante rughe intorno, disarmante. La prende e la mette con cura su una scrivania di legno. Si siede, mette le mani sui lati della macchina, la sfiora, chiude gli occhi. Si vede che le narici si allargano per sentire l’odore del metallo e dell’inchiostro. Riapre gli occhi ed inserisce con sicurezza un foglio con la carta copiativa e poi un altro foglio. Poi inizia a scrivere.

Lei gli guarda le mani che si muovono velocemente sui tasti. Sembra la conoscesse da sempre. Dopo ogni riga che completa va a capo tirando la leva con il mignolo. Esattamente come faceva suo marito. Ora ha finito di scrivere.

Divide i fogli. Uno a lui e uno a lei.

C’è scritto:

“ Questa macchina ha scritto tante pagine che hanno fatto la storia di una vita. Ha visto errori di grammatica poi corretti, ha visto parole piene di amore e parole di ira. Ha visto pagine scritte e poi buttate. Ha visto mezze pagine ed ha visto l’inchiostro consumarsi sia rosso che nero. Ha visto sempre parole vere e sincere. Anna, può venirla a ritirare domani.”

“Ma scusi come sa il mio nome?” chiede la donna meravigliata leggendo il foglio.

“Ho visto dei tasti più consumati di altri. Ho una certa esperienza e riesco a capire cose che ai più sembrano impossibili da capire. Come fa lei con il bridge.”

“Io non le ho detto che gioco a bridge…” sorride Anna

“Ora devo chiudere. L’aspetto domani per il ritiro della macchina. “ e le stringe la mano.

Anna prova una sensazione come se quella mano la conoscesse. Come se fosse familiare.

Esce. Si avvia verso casa. Ha voglia di andare a vedere qualche vecchio album di fotografie. Squilla il telefono “Nonna tutto bene? Stai tornando?” “Si amore di nonna tra dieci minuti arrivo.”

 

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