MAIS DIRE MAIS

Seduto sul sellino del Ciao la guardi uscire dal portone in anticorodal. Ora non te ne frega niente dell’anticorodal, ma quando sarai grande parlerai solo di quello quando dovrai scegliere gli infissi. Con quella salopette di jeans Cristina è uno spettacolo. D’altronde anche tu ne hai una. In pratica ora sul Ciao sembrate due meccanici. Lei si stringe a te e tu dai gas per farla attaccare ancor di più. Nell’aria c’è quell’odore dei pomeriggi d’estate in montagna. Stradine irregolari tra campi infiniti di mais. Pannocchie a perdita d’occhio. L’odore della miscela del motorino. Il rumore assordante. Non riesci a sentire quello che dice. Anzi lo senti ma fai finta di non sentirlo. E lo fai perché lei ora ti darà un pizzicotto sul fianco per avere la tua attenzione. Tu aspetti quel pizzicotto. E’ confidenziale il pizzicotto a 40 all’ora sul Ciao. Ti faresti pizzicare from here to eternity.

Ti fermi, togli il bastoncino di liquirizia dalla bocca che fa molto Clint e chiedi “Cosa c’è?”

“Rubiamo tre quattro pannocchie e le mangiamo dopo averle rosolate sul falò stasera con gli altri al vecchio fontanile?” lo sguardo malandrino sulle lentiggini è un mix devastante.

“Ma tu sei pazza? Qui c’è sempre un contadino che se ci becca ci spara con il fucile a pallini”

“Ma dai non dirmi che hai paura” Gli occhi verdi sulle lentiggini  sono quanto di più subdolo e convincente.

“Ma che paura. Dai prendiamo le pannocchie”

Ecco prese sei pannocchie. Ecco le urla del contadino “V’aggie viste cornutoni. Mò v’spar. V’faccie passà la voglia di fottermi le pannocchie” PAN! PAN! Partono i pallini.

Abbarbicati sul Ciao schizzano via.

Adrenalina a mille. Il misfatto è compiuto. Il cuore di Cristina sta battendo come un martello sulla tua schiena. Lo ricorderai per tutta la vita. Non ti fermare. Il Ciao corre con il suo sibilo ora tra filari di alberi. In lontananza risuonano gli ultimi pallini. Poi niente più.

“Fermiamoci un attimo vicino a quegli alberi. Lascia la strada. Vai di lì.” Il Ciao borbotta e Giulio lo spegne. Una fontana placa la sete e la gola secca frutto dell’emozione da furto.

Cristina si butta sul prato e appoggia la spalla su un albero di quercia. Mentre Giulio beve gli arriva una ghianda in testa. Si gira spaventato pensando ad un pericolo non ancora scampato.

Invece c’è lei che ride e gli tira ancora un paio di ghiande senza riuscire a colpirlo.

Giulio “dai smettila” e le si siede accanto “Hai avuto paura?”

“No, c’eri tu, perché dovevo avere paura. Se ci avesse catturato ti saresti offerto tu per essere punito o no?”

“Beh….certo non avrei permesso al contadino di toccarti neanche con un dito” Giulio fa il duro.

“Oh mio eroe…” e gli tira una ghianda in testa. E ride. Ride come solo una ragazza di sedici anni può ridere in un pomeriggio di estate sdraiata su di un prato sotto una quercia con il ragazzo che le piace.

“Ci mangiamo una pannocchia?” continua Cristina

“Così? Senza cuocerla?” Giulio il preciso domanda

“Sì, vieni qui. La mangiamo insieme nello stesso momento. Tu da una parte e io dall’altra”

“Non ho capito.” Giulio non ha compreso che siamo al prologo del bacio

“Dobbiamo mangiarla così. E’ un gioco” Cristina spiega per bene come devono fare.

“Vengo vicino a te?” l’approccio è discreto

“Certo come facciamo altrimenti?” mentre Cristina lo dice fà l’occhiolino complice.

Iniziano a sgranocchiarla, sono vicinissimi. Le punte dei nasi si toccano. Il mais si consuma. Hanno iniziato dalla parte più larga e ora stanno scendendo verso la punta.

Per due volte le labbra si sono sfiorate. Ma il gioco è quello. Nessuno dei due protesta. Il mais ora è finito. Le bocche sono diventate una cosa sola e Kate Bush fa da colonna sonora https://www.youtube.com/watch?v=-1pMMIe4hb4

Gli occhi sono chiusi. Il Ciao cade di fianco perché il cavalletto non era messo bene. Pensate che qualcuno si sia alzato per andarlo a sistemare?  Quando sei con la tua ragazza e la stai baciando su di un prato sotto una quercia dopo aver mangiato una pannocchia rubata tutto il resto non conta.

L’inquadratura si allarga sempre più e loro diventano sempre più piccoli sotto l’albero. Ora l’immagine è tutta la valle. Le montagne illuminate dal sole del pomeriggio fanno da cornice.

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