LA PANCHINA

Una panchina e un signore avanti negli anni. Il paltò è un po’ consumato. Ha un cappellino rosso di lana. Un cartellone pubblicitario dice di fare un viaggio in un paese esotico. Verrebbe voglia di partire. Subito. Sta pensando e ripensando. Apre un bel quaderno a quadretti appena comprato. La matita è stata temperata da poco. Ha un astuccio rosso a forma di sacchetto. Le scarpe sono lucide e ben tenute. Il nodo dei lacci è perfetto. Non fa il doppio nodo, dice che è per incompetenti. La giornata è bella ma fa un po’ freddo. Si sopporta tranquillamente. Ora lo vedi che prende la matita e inizia a scrivere.

“Così ti trovi ad accompagnare i figli a diventare uomini e donne, autonomi, capaci di vivere la loro vita con allegria, bravi ad affrontare i problemi e a farsi valere ed apprezzare per le loro qualità. Peccato che quando desideri il meglio per loro e gli dai una mano per ottenerlo inizi a scendere dal palco e diventi lo spettatore in prima fila. Potresti risalire sul palco ma capisci che ci sono altri attori, al limite puoi continuare a fare il suggeritore o la signora del trucco oppure l’aiuto scenografo. Insomma sei quello che non si vede più e che ad ogni spettacolo si becca un piccolo ringraziamento.  Sei “il dietro le quinte”.

Non c’è più bisogno della tua mano per attraversare, del tuo sguardo per capire se stanno facendo bene, della tua mano sul pancino che fa passare la bua, del tuo cassetto dove ci sono le cose speciali, del tuo sorriso cercato nel buio della sala alle recite scolastiche. In fondo ora quando ti chiedono venti euro per la pizza o duecento euro per un viaggio devi capire che significa “Papà ho bisogno di te”….e va bene lo stesso. Ma perché non si fermano mai. Che fretta c’è di crescere?”

Ora una signora incuriosita dallo scrivano dal cappellino rosso si avvicina. “Buongiorno, cosa scrive?”

“Mi piace prendere appunti sulle cose che mi passano per la testa. Un giorno i miei bambini potranno leggere cosa scriveva il papà.”

“Sta cominciando a fare i primi bilanci della sua vita?”

“Non ancora. Il bilancio si fa alla fine di un esercizio e il mio non è terminato. Al limite faccio delle situazioni di verifica annuali. Il bilancio lo presento alla fine. Posso dirle  già che sarà in utile e di parecchio, ma non ci saranno tasse su quell’utile.

I ricavi che ho avuto non si possono neanche quantificare se conto le persone che ho amato e che mi amano, le emozioni, baci, i sorrisi, gli abbracci, le strette di mano, le giornate di sole e quelle di pioggia, i tramonti, il mare, tutte la musica che ho ascoltato, tutti i film che ho visto, tutti i libri che ho letto e tanto altro……sono miliardario…… e lo scrivo, sono i miei appunti contabili”

“Bravo, lo faccia tutti i giorni. Lo sa che scrivere un diario aiuta a non sentirsi soli?

“Lo so, lo so. E lei dove sta andando di bello?”

“ Sto andando a ritirare la vecchia macchina per scrivere di mio marito. L’ho portata ad aggiustare ieri. Io mi chiamo Anna”

“Piacere Anna. Io mi chiamo Thomas. Allora arrivederci”

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