UNISCI I PUNTINI

Questa storia nasce sulla illustrazione di Gianna Carucci.

Giornataccia anche oggi. Fa freddo. Non ho neanche i soldi per le sigarette. Dovrei comprarmi una sciarpa. Ne avevo una ma non riesco più a trovarla. Ora vado a vedere ai mercati generali se c’è bisogno di qualcuno per scaricare le casse di frutta.

“Ehi Bepi hai bisogno oggi?”

“No Cino. Io no. Chiedi al Toni che ha due persone in malattia”

“Grazie. Ci vado ora”

“Ciao Toni, posso fare la giornata? Hai bisogno?”

“Sì Cino. Ho bisogno fino a sabato. Sono quattro giorni per duecento euro, ti va bene?”

“Grazie Toni, non diventerò ricco ma accetto” ride verso Toni.

Toni conosce Cino e quello che ha passato. E’ contento di dargli qualche giornata. Quando Cino aveva un lavoro stabile aveva sempre aiutato tutti. Poi quella giornata disgraziata aveva azzerato tutto. Al suo posto non so quanti avrebbero avuto la forza di riprendersi e di continuare  a condurre una vita normale. La sera andava a dormire nella casa di accoglienza di suore clarisse vicino alla stazione.

Ormai si distingueva per il cappellino rosso un po’ stretto. Era di suo figlio. Era l’unica cosa che aveva avuto il coraggio di raccogliere accanto all’ auto distrutta. Era a dieci metri dall’incidente. Lo aveva preso e come in trance si era allontanato. Non ricorda neanche tutto quello che era successo dopo, che era rimasto solo, niente figlio, niente moglie, tutto finito.

Non volle più tornare a casa. Con grande fatica si liberò di tutto. Il ricavato lo aveva messo in un libretto bancario che teneva sempre in tasca. Il cappellino rosso sempre con sé.

Prese la decisione di ricominciare da zero. Ogni ricordo era una sofferenza.

Allora ogni giorno cercava un lavoretto diverso, per cambiare, perché ogni giorno doveva essere una sfida, una battaglia da vincere. Non voleva nessuna tranquillità. Gli avrebbe fatto male stare bene.

Non voleva toccare i soldi del libretto. Quando aveva cinquanta euro  andava in stazione e prendeva il treno. Destinazioni vicine in modo da rientrare la sera dalle Clarisse. Aveva avuto regalate delle scarpe da lavoro molto comode e con quelle camminava tanto.

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La gente lo guardava per via del cappellino rosso un po’ stretto. A lui non fregava niente. Gli piaceva arrivare in una stazione, comprare la settimana Enigmistica e sedersi in qualche giardinetto a risolvere rebus, schemi obbligati sillabici e il bersaglio. Ogni tanto alzava la testa, vedeva i bambini giocare, abbozzava un sorriso impercettibile e riprendeva a risolvere il quesito della Susi.

Dopo aver finito i quattro giorni dal Toni, incassato i duecento euro, decide di prendere il solito treno. Fa il biglietto, lo passa sotto l’obliteratrice e lo ripone nel portafoglio con movimenti lenti e precisi.

Si siede in treno, si lascia coccolare dall’ondeggiare del vagone. Vede scorrere le immagini veloci dal finestrino.

Alla quarta fermata scende. Conosce già la strada per il giardino. Ha una panchina che gli piace tanto. E’ di legno scuro con una spalliera ben inclinata e comoda. E’ libera. Si siede. La settimana enigmistica è nuova. Perfetta. Inizia dalla pagina dei rebus. Intanto una donna con un bambino di pochi anni passa a pochi metri da lui. Il piccolo incuriosito dall’uomo con il cappellino rosso si stacca dalla mamma e si avvicina. Gli poggia le manine sulla gamba, lo guarda e gli chiede “Che fai?” La mamma lo osserva da lontano sorridendo.

Cino guarda gli occhi grandi del bimbo e “sto facendo un gioco, vuoi farne un altro con me? Uniamo i puntini e vediamo cosa esce?”

Il piccolo incuriosito si siede accanto sulla panchina e si sporge con la testa per vedere come è questo gioco. Cino gli prende la mano, la mette sulla penna e insieme uniscono i puntini. Il bimbo entusiasta grida alla mamma “Vieni! guarda, abbiamo fatto uscire un disegno.”

La donna si avvicina e ringrazia Cino per la pazienza. Poi il cucciolo lo fissa negli occhi e gli dice “Ma quello è un cappello di bimbi, perché hai un cappello dei bimbi?”

Cino lo guarda, rivede in un attimo mille immagini, l’ultima è suo figlio con quel cappellino. I due volti dei bambini si sovrappongono facendogli sembrare quel piccolo monello come il suo. Lo accarezza. “Ti piace? Lo vuoi?”

Il bambino si gira verso la madre in cerca di approvazione che arriva con un sorriso. “Se il signore ti dà il cappellino rosso devi scambiarlo con una tua cosa”.

Il piccolo si toglie la sciarpa e la mette al collo di Cino. “Così facciamo scambio.”

Si salutano. Cino torna verso la stazione. C’è da pensare a dove cenare e domani bisogna trovare qualcosa da fare.

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