IL CASCO

Ho deciso. Mi compro il casco per la moto. Io però non ho la moto e non ho intenzione di prenderne una. Non la so guidare ma mi sono stufato di fare la figura di quello che non ha la moto. Costretto da sempre  a sentire il peso degli sguardi di quelli che arrivano sui loro motori rombanti. Scendono come da cavallo e con il sorriso smagliante e il giubbottino che non fa una piega si tolgono il casco come uno schermidore che ha appena dato la stoccata vincente nella finale olimpica di sciabola a squadre.

Compro il casco perché fà  “genitore brillante, giovane e sportivo” e quando arrivi alle riunioni a scuola o ai colloqui ci puoi mettere dentro le chiavi della macchina e il cellulare e fai la tua figura con gli occhiali da sole in testa e il casco portato con nonchalance.

Che poi le professoresse dicono “Che figo il papà di Antonio, così giovanile e che bell’uomo”. Tutto per il casco.

Inoltre quando qualcuno ti chiede un passaggio puoi dire “mi spiace”  mostrando compiaciuto il fiammante e lucido copricapo da centauro “sono in moto, sai noi centauri ci muoviamo nel traffico come campioni di slalom speciale nella finale di coppa del mondo a Kitzbuhel in Austria” “Vabbè ti ho chiesto solo un passaggio, non c’è bisogno che mi racconti tutta la tua vita..”

Bisogna però mettere l’auto in un posto poco visibile in modo da non farsi scoprire, magari a qualche isolato o in un garage. “Dottò, ma perché lascia qui la macchina e porta il casco appresso?” “Pasquale, ti chiedo mai perché certe macchine le parcheggi a meno uno ed altre a piano terra?” “No” “E allora fatti i cazzi tuoi.”

Una volta un genitore di un compagno di classe di mio figlio  “Come ti invidio, con la tua moto puoi andare libero sulla strada e sentire il vento in faccia. Ti accompagno, voglio vedere la tua moto.”

E mi si attaccò addosso, non sapevo come fare e non volevo farmi scoprire come centauro bugiardo.

Mentre camminavamo con lui che mi martellava sui desideri di avere la moto decisi di far finta che me l’avessero rubata. “Porca miseria era qui, ladri bastardi. Ora devo andare subito a fare la denuncia, grazie della chiacchierata. Ci vediamo”

“Tranquillo nessun problema. Ho qui l’auto. Ti accompagno io al commissariato. Dai sali che in dieci minuti siamo lì e fai tutto.”

Insomma siamo andati al commissariato, ho dovuto fare la denuncia di una moto inesistente di cui non ricordavo il modello e la targa. Ho dovuto mentire su diverse cose e finalmente siamo usciti. Tutto per non farmi sgamare da ‘sto deficiente.

“Ti accompagno a casa?”  “No grazie. Mi hai già aiutato portandomi al commissariato”

Mentre ci congediamo lui dice “Oh hai letto sulle news su internet che poco fa un garage vicino a scuola è saltato per aria, ci sono pompieri che stanno lavorando e sono andate distrutte tutte le auto? Il garage è quello di via Galilei 12”

Un brutto presentimento. Prendo il biglietto del garage che avevo in tasca e vedo Via Galilei 12. Bene ora piango. Mi hanno rubato una moto che non ho. E’ andata distrutta un’auto che avevo. Sono proprietario solo di un casco lucido e fiammante. Ma quanto sarò figo?.

 

 

 

 

 

 

 

2 pensieri su “IL CASCO

  1. PATRIZIA ha detto:

    Leggo le tue storie ogni volta che mi arrivano…. magari la mattina, dopo il caffè, prestissimo, prima di iniziare a fare …. che ne so….. quello che ho da fare…. e mi divertono molto….
    P

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