LE CINQUE FOTOGRAFIE

Madonna che caldo che fa oggi. Finestrino dell’auto aperto. Prendo un vecchio cd. Prima Madame di Renato Zero e poi Anna Oxa, ma non ricordo il titolo.

Al semaforo è lunga l’attesa e mi si affianca una macchina sempre con i finestrini aperti. In quel momento, pensando di non essere visto, mi compenetro nella Oxa e canto con trasporto  “Le tue mani su di me,  stanno già forzando la mia serratura, ma la porta del mio cuore all’improvviso si aprirà ed un’altra donna uscirà. Sarò una donna che ritrova la sua femminilità e te la regalerà. Donna che ti fa stupire solo con la sua semplicità e che ti amerà.”

Sento lo sguardo del conducente a sinistra su di me. Mi giro cantando e quello mi fa uno sguardo come a dire che le mani che vorrebbero forzare la mia serratura sono le sue. Sorrido e indico la fede al dito. Lui tira su le spalle per dire peccato sarebbe stato bello e va via.

Penso “Però piaccio anche all’altrà metà del cielo… Avrò il mio perché.”

Sto andando da mia madre. Mi ha chiamato per dirmi che mi deve parlare. Sarà qualche servizio di cui ha bisogno. Ultimamente non sta in forma. Fa discorsi strani.

Citofono. “Chi è?” “Mamma sono io, Franco” “Sei stanco?”  “Franco, sono Franco”. Salgo.

Mamma mi offre il caffè, ci sediamo in cucina.

“Mamma ma che sono tutte quelle vecchie fotografie sparse sul tavolo  del salone?”

“ Ho fatto una ricerca. Volevo trovare le foto dove stiamo io e te nei posti dove siamo andati in villeggiatura, quelle che ci ha scattato papà. Ne ho trovate cinque che mi piacciono. Sono scattate in cinque posti diversi. Ti ho detto di venire qui oggi perché voglio tornare in quei cinque posti e fare cinque fotografie nuove con te.”

“E dove sono state scattate? Fammi vedere un po’.”

“Questa la ricordo sì. E’ Abano Terme. Qui invece siamo a Venezia. Dolomiti… che bella estate, questa sì è sulle Dolomiti. Ecco il lago di Garda, guarda che pantaloncini che avevo e tu come eri elegante. L’ultima è al mare. Mi pare il Gargano, giusto?”

“Voglio fare un viaggio. Non so se ne avrò ancora il tempo e la forza. Ora mi sento meglio e credo sia il momento giusto. E ti dirò di più Franco, voglio andare con la macchina mia ma guiderai tu.”

“Ma mamma la macchina tua è una Simca 1000 di quarantanni fa. L’abbiamo tenuta in funzione perché papà ha voluto così ma farci un viaggio ora, con la macchina nuova che abbiamo a disposizione, mi sembra esagerato. Senza aria condizionata, senza comodità, un residuato bellico.”

“Franco, io voglio farlo così. E’ un desiderio troppo grande che ho. Organizzati con il tuo lavoro, con la famiglia e dimmi quando partiamo. Ho bisogno di saperlo qualche giorno prima così posso preparare la valigia con calma.”

“Carla, sono stato da mia madre e ha il desiderio di fare un viaggio per andare in alcuni posti dove siamo stati tanti anni fa. Non me la sento proprio di dirle no.”

“Non ti preoccupare, dai. Vai tranquillo. Mi sembra una cosa bella.”

Dopo pochi giorni prendo la Simca 1000 e le faccio fare qualche giro. Sembra tutto a posto. Siamo pronti per partire. Faccio qualche chilometro tra le risate delle persone, molte delle quali non hanno mai visto una Simca 1000. Mamma è pronta. Sembra una sposa. Ha il cappello di paglia che comprò sulla costiera Amalfitana non so quanti anni fa. Ha preparato anche da mangiare.

“Ti ho preparato i panini morbidi con prosciutto cotto e mozzarella così non ti viene il mal di pancia durante il viaggio.” dice mamma mentre le dò una mano ad entrare nel reperto storico.

Inziamo il viaggio. Si vede che è felice. Si guarda attorno, corre indietro nel tempo, ricorda, pensa e poi si addormenta.

Andiamo sul Gargano, poi Venezia e Lago di Garda. Un’ odissea con la Simca 1000. Un po’ faticosa, ma assaporiamo con calma i panorami anche grazie alla lentezza del mezzo. Dormiamo negli stessi alberghi che ci avevano visto più di quarant’anni fa. E scattiamo le prime tre foto che faccio subito stampare perché  mamma  le deve mettere vicino alle vecchie. Le sta mettendo in una busta con precisione annotando brevi pensieri su foglietti di carta.

Facciamo foto anche sulle Dolomiti e ci dirigiamo verso l’ultima tappa, Abano Terme. Scattiamo così l’ultima foto. Siamo io e lei e dietro di noi una pineta.

L’accompagno in albergo e vado a stampare le ultime due foto che completano il viaggio.

“Hai visto come sono venute bene? Sei contenta?”

“Si, grazie Franco. Ora sono proprio contenta. Ho completato la raccolta. Me le sto guardando sempre. Come eravamo e come siamo. E poi …rifarle con te come allora. Papà sarà contento.”

“In che senso sarà contento?”

“E’ un modo di dire. Se fosse qui sarebbe contento di vedere queste foto. Ora voglio andare a dormire sono stanca.”

“Certo. Ti accompagno nella tua stanza. Ci vediamo domattina per tornare a casa, buonanotte.”

“Buonanotte. Mi hai fatto un grande regalo.”

Vengo svegliato di mattina presto dalla reception. Mi dicono di scendere. Hanno trovato mamma tutta vestita su uno dei divani della hall come se stesse aspettando qualcuno per andare via. Anche la valigia accanto. Sembrava che dormisse, con un leggero sorriso. Aveva una busta in mano con tutte le foto vecchie e nuove.  Resto vicino a lei a guardarla mentre il medico di guardia compila delle carte.  Dopo un po’ salgo in camera per prendere le mie cose.

Vedo un biglietto sul tavolo.  “Perdonami se non torno a casa con te. Voglio fare vedere subito le foto a papà. Ciao mamma”

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