IL JUKE BOX

“Nonno ci racconti la storia di quando ti sei fidanzato con la nonna?”

“Certo sedetevi qui accanto a me….ora vi dico come è andata. Ma la nonna dov’è?”

“In cucina ma non ci sente se dici delle cose non proprio vere” la nipotina furbetta.

“Vi sento benissimo e tu vedi di non dire le solite fesserie” la nonna fingendo di essere seria.

“Allora, tutto cominciò quando in paese arrivò nell’unico bar del paese, il Bar Pelè,  il juke-box. Una macchina fantastica in cui si mettevano pochi spiccioli e sceglievi la canzone da sentire.”

“Nonno, ma c’era la playlist?” dice il più grande.

“Sì, era il foglio su cui ti scrivevi le canzoni che volevi sentire e poi le mettevi. Insomma, arrivò questo juke box e i ragazzi cominciarono ad andare sempre da Pelè per ascoltare insieme la musica.”

“Anche la nonna veniva da Pelè?” i nipoti in coro

“Certo. Ma io la nonna la conoscevo già perché era cugina di una mia compagna di scuola. Solo che l’avevo vista solo due volte al compleanno di sua cugina. In quella estate invece cominciò a venire ogni giorno da Pelè. A me la nonna piaceva, era la più carina di tutte. Aveva i capelli neri sempre legati. Sapete che facevo? Mi appostavo dietro un muretto per vedere quando usciva per venire da Pelè. Io allora correvo al Bar per cercare di far  partire una canzone che a lei piaceva moltissimo. Provavo sempre a farla partire appena lei scostava la tenda colorata ed entrava.

Non sempre ci riuscivo. Ma quando i tempi erano giusti era uno spettacolo. Lei veniva verso i tavolini accanto al jukebox e le note l’accompagnavano nel suo incedere elegante.

Tu si’ ‘na cosa grande pe’ mme 
‘na cosa ca me fa nnammura’
‘na cosa ca si tu guard”a mme
je me ne moro accussi’
guardanno a tte

Vurria sape’ ‘na cosa da te 
pecche’ quanno i’ te guardo accussi’
si pure tu te siente ‘e muri’
nun m”o ddice
e nun m”o faje capi’, ma pecche’.
e dillo ‘na vota sola
si pure tu staje tremmanno
dillo ca me vuoi bene
comm’io, comm’io,
comm’io voglio bene a tte… 

 “Non avevo il coraggio di dichiararmi e usavo ogni volta questa canzone per dirle che le volevo bene.”

“Se io ero al posto tuo glielo dicevo subito alla nonna che le volevo un bene grandissimo” dice uno dei nipoti con voce seria piena di amore sconfinato verso la nonna.

“Eh ma non era facile per me. La nonna se la tirava un po’” alza la voce il nonno per farsi sentire.

“Ma che vai dicendo! Eri tu che eri un pezzo di fesso e non ti facevi avanti” la nonna dall’altra stanza.

“Un giorno capitò che la nonna arrivò prima da Pelè e quando entrai io nel bar partì la stessa canzone. Vidi però che era sola. C’era solo il barista che stava pulendo il bancone e quindi non poteva averla messa lui. La nonna sorrideva e con la mano si copriva gli occhi. Poi iniziò anche lei a cantare sottovoce:

 Vurria sape’ ‘na cosa da te 
pecche’ quanno i’ te guardo accussi’
si pure tu te siente ‘e muri’
nun m”o ddice
e nun m”o faje capi’, ma pecche’.
e dillo ‘na vota sola
si pure tu staje tremmanno
dillo ca me vuoi bene
comm’io, comm’io,
comm’io voglio bene a tte… 

Eravamo seduti al tavolino e io cercai di sfiorarle la mano ma in quel momento entrò sua cugina per chiamarla per tornare a casa. E io rimasi così, tutto solo.”

“Povero nonno!” i nipotini dispiaciuti

“La nonna tornò indietro e mi disse sottovoce “tra 15 giorni ci sarà l’eclissi totale di luna” e se ne andò. Non ci vedemmo molto nei giorni successivi ed arrivò il giorno dell’eclissi.” Il nonno ormai ha i nipoti in pugno

“Mi misi d’accordo con il barista per farmi entrare nel bar dal retro visto che per l’eclissi andavano tutti in piazza per vederla. E così all’orario stabilito la nonna mi raggiunse nel bar. Il giorno prima avevo dato un biglietto a sua cugina con le istruzioni. Eravamo soli. Erano tutti in piazza. Presi gli spiccioli, li misi nel juke-box e selezionai C10… e partì la nostra canzone:

Tu si’ ‘na cosa grande pe’ mme 
‘na cosa ca me fa nnammura’
‘na cosa ca si tu guard”a mme
je me ne moro accussi’
guardanno a tte

Avevamo pochi minuti per ballare stretti stretti ma ci sembrarono tanti. Cantavamo sottovoce tutte le parole mentre ci guardavamo negli occhi. E la nonna si innamorò perdutamente di me, di questo fusto” il nonno mima il muscolo del braccio ridendo.

“Nonna ma è vero quello che dice il nonno?” i nipotini corrono dalla nonna

“Beh si è così, Luca vieni porta questa pillola al nonno e fagliela prendere”

Luca corre nella stanza e trova il nonno in poltrona che dorme sorridendo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 pensieri su “IL JUKE BOX

  1. franco battaglia ha detto:

    Storia tenera di amori che quasi non esistono più… ma conoscendoti mi piace pensare che il nonno l’abbia solo sognata mentre i nipoti disegnavano mari e monti sul tavolo accanto… del resto io già adesso mi addormento sul divano mentre la signora sfaccenda… e sogno quei nipoti che non ho che le parlano e le chiedono di me… quanto ci piace sognare.. vero McCandy!? 😉

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