L’ERRORE DI RIPALTA

Un venerdì come tanti per Vittorio, single ad intermittenza e quarantenne neo-manager in una multinazionale nel settore vendite.

Il suo ritmo vitale è dato dai trimestri in cui  vanno raggiunti gli obiettivi di vendita. Marzo, Giugno, Settembre e Dicembre. Negli ultimi quindici giorni del trimestre la pressione è sempre alta. Il capo lo stressa per sapere se la rete vendita sta sul pezzo e se sta portando i “numeri” previsti. Le frasi nelle telefonate sono sempre uguali: “Vittorio se non rispettiamo il budget a dicembre non mangeremo il panettone, Vittorio se non arrivano i numeri è meglio che ti incominci a guardare attorno, Vittorio non sbracare sugli sconti e cerca di far capire ai venditori che devono vendere un valore e non un chilo di mele, ecc…”.

Tra un obiettivo e una telefonata bisogna comunque fare un po’ di spesa e quindi una passata dal discount è obbligatoria. Prima della fine del trimestre il discount è quello veramente economico. Se dopo la chiusura il budget è stato centrato allora si va sul gourmet per le sciccherie altrimenti si compra la pasta senza marca a 0,20 euro.

Vittorio parcheggia, mette l’euro nel carrello, lo svuota dei depliant (che mette nel carrello successivo) ed entra.

Inizia a farsi un po’ di corsie e guardando gli scaffali inizia a chiamare uno dei suoi uomini.

“Luca, ciao come va? Che mi dici? Come sei messo?”

Intanto una donna sui sessanta sta guardando le confezioni di caffè che sono proprio dietro Vittorio ed ascolta inevitabilmente la telefonata del Sales Manager.

“Luca, guarda che se non riesci a mettermene uno grosso nel Q è un casino! L’altra volta hai detto che riuscivi a mettermi nel Q almeno due piccoli. Ma se ora non puoi, mettimi almeno quello grosso. Lo sai che rischio molto se non metto qualcosa nel Q. Fammi sapere subito lunedì mattina quello che riesci a fare. Io sono sempre pronto a venire da te  per accordarci sul prezzo. ”

La sessantenne sentito il discorso ha un leggero mancamento ma si sostiene al carrello e si rivolge all’uomo “Non le sembra che sia sconveniente parlare di cose così intime in un discount con la gente che circola, bambini che sentono?. Io non so, non lo so, non lo so. Io non voglio discutere le vostre inclinazioni personali, siete padroni di fare quello che volete ma almeno un minimo di discrezione. Poi il linguaggio così diretto…che diamine!”

Vittorio non capisce, la guarda con la faccia di chi non ha capito di cosa sta parlando.

“Si si faccia finta che non ha capito nulla. Intanto, visto che è più alto di me, mi può prendere per favore un pacco di caffè? Non il primo, che quello lo toccano tutti, il secondo, no anzi il terzo. Grazie”

Vittorio glielo porge sempre con una espressione di uno che non ha capito. Ha ancora in testa le parole del capo, quelle del venditore, i numeri che girano  e non quadrano con il budget. Prende giusto qualcosa per affrontare il weekend. Lo aspetta un sabato e domenica da solo per completare un po’ di attività d’ufficio.

Si dirige verso la cassa e mette le cose prese sul nastro e avanza lentamente.

Dietro di lui si posiziona la signora del caffè che inizia a mettere un mare di roba sul nastro facendo diventare quasi un tutt’uno con la spesa di Vittorio.

“Senta giovane lo vuole mettere il cartellino “cliente successivo” tra la sua e la mia spesa? E già, voi vivete in promiscuità, senza barriere, oltre i limiti, no? Come diceva lei al telefono l’importante è metterlo nel Q, tanto che importa se non è grosso, ne mettiamo due piccoli no?”

Vittorio prende il cartellino e lo posiziona tra le due spese, guarda la signora e ribatte “Signora ma che sta dicendo, forse non ha capito di cosa stavo parlando o ha frainteso.”

“Ho capito benissimo. Parlava con un suo amichetto su certe cose intime che dovete fare, mi sembra anche con una certa fretta”

Intanto la cassiera incuriosita dal discorso ha messo il cartello cassa chiusa per evitare il formarsi di una coda e per capire come va a finire il discorso.

Vittorio capisce, sorride. “Signora.. ma lo sa di cosa parlavo? Parlavo di chiudere un grosso contratto o due piccoli entro la fine del trimestre che in gergo chiamiamo Q che è l’iniziale di quarter, in italiano trimestre. Lei cosa ha capito? Ah Ah Ah ah… ma davvero lei pensava che era un discorso “spinto”… no no non si deve scandalizzare e poi non credo che due uomini che hanno una relazione si mettano a parlare di cose intime ad alta voce in un discount.”

La signora arrossisce e “Mi scusi avevo capito tutt’altro. Che vergogna mi scusi davvero.”

Vittorio sorridendo mette le sue cose nella busta e “Signora la posso aiutare a mettere le cose in busta? Ha preso tanta roba.”

“Grazie grazie ma mi devo sdebitare. Vuole venire a cena a casa mia? I miei figli vivono fuori e io sono sempre sola. Mi farebbe piacere cucinarle qualcosa. Ho capito che è sotto stress per il lavoro e se posso disobbligarmi lo faccio volentieri. Spero proprio che riesca a metterne tanti nel Q, se lo merita. Io mi chiamo Ripalta e lei?”

“Ok signora Ripalta accetto volentieri l’invito. Io sono Vittorio”

Vittorio con le buste in mano e la signora Ripalta si avviano al parcheggio chiacchierando e scherzando del Q come due vecchi colleghi. Sarà una cena insolita per tutti e due.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 pensieri su “L’ERRORE DI RIPALTA

  1. franco battaglia ha detto:

    Io so solo che ogni volta cogli dettagli cui non facciamo mai caso, nella nostra vita reale, anche di scrittori (o presunti tali). Ebbene io non avrei mai sottolineato che al supermercato svuoto il mio carrello di depliant pubblicitari e guanti plastificati per la scelta della frutta. Mettendoli in quello successivo e smadonnando per quanto è zozza certa gente. Ma lo faccio. 😉

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