LA POLO BLU

Passo ogni giorno dalla rivendita di bevande dove lavora lei. Non conosco il nome e mi fermo a guardarla lavorare. Avrà meno di trent’anni, più o meno come me. Mette sempre polo colorate. Alcuni colori le stanno molto bene anche se la mia preferita è quella blu.

Quando mette su quella blu è elegante. Con i suoi capelli biondi cortissimi e i cerchi ai lobi è uno spettacolo. Ora che ci penso non mi ricordo se porta jeans o altri pantaloni.

Però devo prendere coraggio e che diamine, devo conoscerla.

Dai vado e prenderò qualcosa da bere. E’ un locale alla buona. Dalla gente che ci va deve essere un locale  per gente molto operativa, addetti alla manutenzione strade, operai di aziende edili, studenti. Non vedo mai professori universitari, professionisti o persone tutte fìfì che si  fermano lì. Non si fanno aperitivi, apericene o altre aperi-cose.

Si vede che è spartana, scaffali metallici a vista, fusti d’acqua accatastati, un paio di frigoriferi con lattine e bevande a vista.

Lei è una che non si risparmia. Sposta fusti d’acqua, cassette di birra e non sta ferma mai.

Non è come le ragazze che studiano all’università dove sono assistente di un professore. Lei è una diversa e mi piace parecchio. Mi sembra tostissima.

I miei vivono ormai all’estero e io vivo solo. Si sono decisi tre anni fa ad emigrare. In occasione del mio incarico di assistente mi hanno comunicato che avevano preso una casetta in Malesia, investimento ridicolo,  in un posto bellissimo. Una specie di villaggio per turisti residenziali. Sono contenti. Io sono qui. Appena possibile li raggiungerò per una vacanza. Ora sono preso troppo dalla donna della rivendita di bevande.

Certo che sono vestito come il solito sfigato. Che palle. Abito grigio d’ordinanza e cravatta col nodo che fa schifo. Devo imparare a farlo bello ‘sto cazzo di nodo. Devo farlo con la fossetta e non come quello di un cow boy vestito a festa. E poi devo smetterla di mettere il mazzo di chiavi dell’università nella tasca della giacca. Guarda qui, tutta sformata.

Me la tolgo và. Piegata e portata su una spalla fa più figo. Mi rimbocco anche le maniche, fa più disinvolto, più sicuro di sé.

Ok. Ora è il momento giusto. C’è poco movimento.

“Buongiorno, potrei avere per favore una cedrata?”

“Cos’è?, la mamma non vuole che bevi la birra?” sorride la giovane virago e si appoggia con i gomiti al bancone inclinando leggermente la testa.

“No, è che durante il giorno ho da studiare, correggere le prove degli studenti e preferisco stare lucido” e arrossisce clamorosamente il futuro titolare di cattedra.

“Ahhh il nostro professorino carino che si ferma ogni giorno dall’altra parte della strada per guardarmi non vuole perdere il controllo, vuole stare lucido il ragazzo. Questa cravatta fa un po’ cagare… domani cerca di venire con una migliore così pranziamo insieme nel break. La vuoi davvero la cedrata?”

“Eh vabbè no. Prendo un chinotto.” Dice come se dovesse prendere un grande rischio da vero uomo davanti alla sua donna.

“Uhhhh vogliamo trasgredire mamma mia… ecco il chinotto. STAP!!” la dolce virago addenta il chinotto, lo stappa con i denti e lo porge al cattedratico che tende la mano ma lei tira indietro la bevanda come per scherzo e poi la riporge.

“Dai, dammela, per favore” si rivolge con educazione l’accademico alla virago.

“Oh Oh Oh,…stiamo andando sulle richieste spinte” e inclina la testa facendo brillare i due cerchioni.

“Ma no (arrossisce) è per la bevanda…” prende finalmente il chinotto.

“Lo sai che vengo spesso a vedere le tue lezioni?” la biondina gioca il jolly.

“Ma davvero? Ma che dici? Non ti ho mai visto” l’assistente è sorpreso.

“Mi so nascondere bene. E poi so tutto di te.. sai tra facebook e voci di studenti che passano da qui” la virago amministra il gioco.

Il professorino pensava di essere il cacciatore e invece è caduto nel dolce trappolone teso con astuzia dalla donna con la polo blu.

“Ora devo tornare in facoltà. Allora ci vediamo domani orario break?” lo studioso vuole far vedere che ha in pugno la situazione

“Certo. Ti aspetto. E che te ne vai così? Non mi saluti?” la biondina con la testa inclinata muove i fili del burattino verso di lei.

“Ah scusami” tende la mano l’uomo dalla cravatta che fa cagare.

La virago prende la mano e lo tira a sé per baciarlo all’angolo della bocca che sa ancora di chinotto.

“Così ci si saluta!! E domani vieni puntuale che ti insegno a fare il nodo alla cravatta.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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