LA POLO ROSSA

“Devo essere puntuale. Abbiamo appuntamento per ora di pranzo. Ieri è stata precisa. Ora vado in facoltà e alle tredici schizzo via. Prendo la vespa così evito anche il traffico. Ah devo cambiare la cravatta. Susanna ha detto che fa cagare.”

 Sante esce di casa,  scende le scale. E’ allegro e canta a bassa voce:

Nel mondo che solitudini ci dà, perché non resti un po’ con me
come saprei amarti io nessuno saprebbe mai
come saprei riuscirci io ancora non lo sai, Io ci metterò tutta l’anima che ho
quanta vita sei da vivere adesso, come saprei..”

 Con la vespa è al lavoro in venti minuti. Ci sono esami oggi. Deve sentire quindici studenti. Per fortuna non è solo in commissione e l’appello si esaurisce con la chiusura del verbale alle dodici. Giusto il tempo di sbrigare qualche formalità, parlare con un paio di studenti e andare a riprende la vespa. Non ha messo sotto torchio i ragazzi come ha fatto altre volte. Pensava a Susanna. Si sistema la cravatta, mette il casco e via dalla bramata virago.

Eccola lì, all’interno della rivendita. Sta parlando con un ragazzo. Oggi ha una polo rossa. Ha tolto i cerchi grandi e messo quelli piccoli. Susanna lo vede e gli fa un cenno con la mano per dirgli di aspettare. Passano tre minuti ed eccola che arriva con un borsone dall’aspetto sportivo.

“Ciao prof! Fammi vedere la cravatta, ehm oggi sì può andare” e gli dà un bacio sulla guancia.

“Ciao. Il borsone a cosa ti serve?” replica Sante mentre le porge il casco e lei si accomoda dietro di lui sulla sella della vespa.

“Dopo lo spuntino mi lasci in palestra. Faccio Crossfit tre volte alla settimana” e guarda la faccia di Sante che non ha capito che sport è.

“Dai dopo ti spiego. Ora andiamo sù,  che ho prenotato un tavolo per due dal Pacioccone alla fine di Via di Vigna Murata” e si avvinghia al giovane accademico che non aspettava altro.

Il prof. Sante sa guidare bene la vespa e si muove nel traffico come il mitico Gustavo Thoeni tra i paletti dello slalom speciale di Kitzbuhel. Scivola via inclinando la vespa ora a destra ora a manca per far perdere l’equilibrio a Susanna che si aggrappa sempre più ai fianchi del centauro. Lei lo capisce e gli grida ridendo “Se non la smetti ti prendo Evaristo ed Ernesto e te li stacco!”.

Con il rumore del traffico Sante non capisce e chiede “Cosa?” Susanna allora con vigore ritorna sull’argomento “Ti stacco le palle! Capito?”. Stavolta il centauro capisce perfettamente e arriva dal Pacioccone con andatura da crociera regolare.

Ora sono di fronte. Tavolo per due. Acqua naturale lui. Acqua gassata lei. Tovagliolo sulle gambe lui. Tovagliolo per terra lei. Zucchine grigliate lui.  Tagliata al sangue lei.

“Allora mi stavi dicendo del Crossfit” apertura del prof sulla passione della virago.

“Mi piace molto come disciplina, si fanno diversi sport ed esercizi. L’anno scorso sono stata vicina a vincere il campionato italiano. Se un giorno mi vedrai nuda capirai come mi rende tonica questa attività” la biondina affonda un terribile colpo.

Alla parola nuda Sante finge disinvoltura e beve con nonchalance un bicchiere d’acqua che fa fatica a ingoiare. Oggi la virago con la polo rossa ha perso in eleganza ma ha guadagnato in passionalità. Il pranzo è alla fine e Sante si alza e và verso la cassa per pagare.

Dietro la cassa c’è il Pacioccone in persona che lo guarda e sghignazza sommessamente. “Nun devi da pagà gnente. Susanna me spezza le mano sì te faccio caccià li sordi.”

Il prof ritorna al posto e “Susanna ma perché hai pagato tu? Volevo farlo io. Sei mia ospite oggi.”

“Perché io ti sto facendo la corte e pagare al ristorante fa parte delle regole non scritte. Tu mi hai preso in vespa e ora mi dai uno strappo in palestra. Stai già facendo il tuo per ora. Poi vedremo. Io finisco intorno alle otto stasera. Mi piacerebbe che mi venissi a prendere se non hai impegni”  la donna con la polo rossa traccia già un percorso per l’uomo dalla cravatta in dubbio e gli sorride, lo guarda dritto negli occhi e inizia a cantare:

 “Al buio sto sognando che tu sei, che tu sei con me e che ti sto baciando come sai, come sai. La notte sogno che tu m’ami un pò, ma poi col sole te ne andrai, lo so. Scomparirai…come la notte….”

L’accademico si sta visibilmente cucinando a fuoco lento, anzi è cotto, completamente. Non bisogna neanche infilargli uno stecchino per capire se è cotto anche dentro.

Arrivano in palestra e Susanna scende dalla vespa, si tolgono entrambi il casco e la virago poggia la sua guancia su quella di lui e gli sussurra “Ti aspetto stasera”.

La segue con lo sguardo fino a quando non entra. Non si accorge che sta iniziando a piovere.

Sante si volta verso di me che sto scrivendo e: “Guarda Mark Mc Candy che se inizia a piovere non me ne frega niente. Sono a mille. Ma tu l’hai vista? E stasera la devo rivedere. Mi piace da morire. Lo so, lo so, forse dovrei essere più forte ma a me piace farla guidare. Tu che dici faccio bene?  Senti per stasera organizzami una bella situazione. Una cosa tipo luce soffusa, roba orientale e poi metti che ci baciamo molto. Mi fido di te.”

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