LA POLO BLANCHE

Sante dopo aver lasciato Susanna in palestra torna a casa in vespa.  Sente al telefono il suo amico di sempre, Andrea.

“Andrea, devo passare una serata con Susanna, la ragazza di cui ti ho parlato ieri, e voglio sia qualcosa di speciale. Tu che dici, casa o locale?”

“Locale Sante. Portala al Moonlight. Mangiate qualcosa di buono e poi stasera c’è un gruppo che suona cose belle. E poi non farle avances stasera. Falla cucinare nel suo brodo come il polpo lesso. Cerca di essere naturale, sobrio, se vuoi anche esuberante ma sempre nei ranghi. Non fare passi falsi se ci tieni alla ragazza.”

“Ma lei è stata già intraprendente. Non vorrei fare la figura di quello che non ha capito.”

“Sante, ti sta mettendo alla prova. Gioca di fioretto, tienila a distanza ma ogni tanto scopri il fianco per farle fare un affondo e cerca di essere pronto a parare il colpo per poi attaccare. Falle capire che anche tu puoi tentare l’affondo. Ricorda che i movimenti dello schermidore sono eleganti e coordinati. Quando sarà il momento, voilà, tirerai la stoccata vincente e la bacerai. E lì scatta la medaglia d’oro, l’inno nazionale, la lacrima di commozione in mondovisione e intervista regolare alla CNN.” 

“Mi hai convinto. Prenoto al Moonlight, tavolo per due e poi andiamo a giocarci la finale a Berlino!…comunque vada Panta Rei…occidentalis karma!” 

“Vai Sante ti voglio tonico, lascia la tutina da professore a casa e fai vedere l’istrione che c’è in te. Ci sentiamo domani così mi racconti.”

 Dall’altra parte della città la bionda virago, avvolta in una tutina colorata e aderente, si sta massacrando in palestra su esercizi veramente pesanti. L’istruttore le sta vicino e la incita ai limiti del maltrattamento

“Susanna, dai!  forza, mi sembri un cadavere oggi. Ma che tieni in testa! Concentrati, cazzo!! La gara di domenica la devi vincere sennò in finale non ci vai e dai!!!”

Il fisico di Susanna sotto stress è l’immagine della perfezione. Una Venere di Milo con le braccia. Curve precise e proporzioni auree. Da piccola le dicevano che sembrava un ragnetto e non l’ha mai sopportato. Ha passato molto tempo a curare il fisico ed oggi può ritenersi soddisfatta.   Vive con una sua zia che l’ha sempre aiutata sin da quando ha perso i genitori. Ed è la zia che l’ha sempre spronata a leggere oltre a curare il fisico. Ha letto tanto. Insomma è una bella persona. Rude quanto basta nei rapporti con l’altro sesso. Un diamante grezzo che non è stato ancora portato completamente alla luce.

Le arriva un sms. “Stasera andiamo al Moonlight. Tavolo per 2. Alle 20 ti passo a prendere. Sante” Risponde “Ho jeans e una polo bianca. Va bene?”

“ Benissimo. Metterò anche io una camicia bianca. Il bianco è perfetto per un posto che si chiama Moonlight J

“Touchè” risponde con un sms Susanna.

Sono quasi le otto di sera e Susanna esce dalla palestra ad aspettare il prof. Alle otto in punto eccolo arrivare in auto. Si tratta di una vecchio Maggiolone VW che suo padre gli ha messo a posto prima di trasferirsi all’estero. Non è dotato dei comfort delle vetture attuali ma ha un suo perché e la bionda, dal sorriso che tira fuori, sembra apprezzare molto lo stile low profile del suo bocconcino.

“Non mi aspettavo di vederti con questa auto. Pensavo avessi qualcosa di più anonimo come il tuo abito grigio quando vai all’università… Mi hai sorpreso. Buonasera.”

“Mai fidarsi delle apparenze. Buonasera.” E stavolta è lui che si sporge e la bacia sulla guancia.

“Uelà, stiamo sportivi stasera…” la virago è piacevolmente sorpresa ancora una volta e continua “Allora questo Moonlight da dove è uscito? Dal tuo cilindro magico di stasera? Non l’ho mai sentito. Certo io ti ho portato al Pacioccone e tu invece mi rispondi con Moonlight. Vuoi alzare il livello della discussione? Bene mi piace. Mi intriga “

 Dopo un po’ di strada arrivano al Moonlight, parcheggiano il Maggiolone, entrano e vengono portati al tavolo. Che bel tavolo, un posto strategico, ottima visuale sul palco dove stanno per iniziare a suonare. I tavoli son tutti occupati e c’è un bell’ambiente, la gente parla senza alzare la voce e si capisce dai volti distesi che i vini stanno facendo il loro mestiere.

“Beh facciamo un brindisi a questo inizio di serata?”

“Certo. Stai andando bene prof. Molto bene.”

I calici si toccano e il cin-cin  rimane bloccato dai due sorrisi, come sospeso per aria per alcuni istanti fino a quando la cantante non emette la prima nota di “The way we were”. 

Tutto a meraviglia. Poi in una pausa del gruppo musicale Sante viene riconosciuto dal batterista che gli fa un gesto come a dire vieni qui. Anche Sante lo ha riconosciuto e poco a poco si rende conto che sono gli amici con cui anni fa suonava e cantava. Si scusa con Susanna e li raggiunge sul palco nel momento in cui va solo musica di sottofondo.

Susanna lo guarda stupita. Quello che sembrava un imbranatone si sta dimostrando uno che vive e conosce anche fuori dal suo mondo universitario. Madonna quanto mi piace quest’uomo!

Lo vede abbracciarsi con diversi musicisti. Lo vede fare di no con la testa ma poi il bassista lo stringe forte e Sante capitola annuendo rassegnato. Susanna non capisce però nulla di quello che sta succedendo. Sante sparisce dietro le quinte. Si fa buio in sala.

 Esce, illuminato dall’occhio di bue, il chitarrista che inizia :“Signore e Signori, il destino stasera è stato benevolo con noi. Ci ha fatto ritrovare dopo qualche anno un amico, seduto tra di voi con un amica che per qualche minuto resterà sola e ce ne scusiamo, che è un cantante eccezionale ma ormai votato alla carriera universitaria. Lo abbiamo convinto a cantare una canzone per noi e mi ha detto dietro le quinte che lo farà solo per Susanna. A voi Sante Grado!”

La gente applaude. Eccolo che esce dalle quinte. Camicia bianca da artista. La musica inizia ad andare. I più esperti riconoscono le note di She di Elvis Costello.

E Sante come un cantante esperto inizia ad intonare:

She may be the face I can’t forget
The trace of pleasure or regret
May be my treasure or the price I have to pay
She may be the song that summer sings
Maybe the chill that autumn brings
Maybe a hundred different things
Within the measure of a day

She may be the beauty or the beast
May be the famine or the feast
May turn each day into a Heaven or a Hell
She may be the mirror of my dreams
A smile reflected in a stream
She may not be what she may seem
Inside her shell

Le azioni di Sante stanno salendo attimo per attimo e Susanna lo guarda come un’azionista che ha un numero esagerato di quelle azioni. Sante ogni tanto la guarda mentre canta e le sorride con un modo un po’ guascone. Come se dicesse “Vedi che ti sto combinando”. La canzone termina tra gli applausi. I musicisti lo abbracciano e Sante ritorna accanto a Susanna con gli occhi della sala addosso.

“Come è andata secondo te?” le dice cercando la sua approvazione.

“Sei bravissimo. Bravissimo. Mi hai fatto emozionare. Ho ancora la pelle d’oca per come hai cantato e per quest’altro coniglio che hai tirato fuori stasera.”

“Ora però ceniamo? Ti ho portato fuori per cenare e per ora abbiamo solo bevuto e cantato”.

 Susanna gli prende la mano. Lui non aspettava altro.

Intanto vanno le note di Let her go

Well you only need the light when it’s burning low 
Only miss the sun when it starts to snow
Only know you love her when you let her go
Only know you’ve been high when you’re feeling low

 

 

 

 

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