QUELLI CHE IL MATRIMONIO IN PUGLIA, OH YEAH

Sono Renee. Preferisco non dire il cognome per evitare contraccolpi sul NYSE della grande Mela.  In quei giorni non si parlava altro che del mio matrimonio in Puglia. Giornali e televisioni locali facevano a gara sul mandare servizi su servizi. Tutti i giornali scrivevano  che mio padre avrebbe speso 25 milioni di dollari per queste nozze dove era attesa anche la “first lady” del Presidente Trump. Invitati che arrivavano a centinaia con  Boeing e poi molte decine tra auto e guardie del corpo. Con il mio futuro marito si decise  di alloggiare in masserie diverse. Per mantenere quella distanza caratteristica pre-matrimoniale che, se volete, aiutava a pensare ed a concentrarsi sul passo importante che stavamo per fare. Del turismo non gliene fregava niente a nessuno. Il mio matrimonio era l’unica cosa di cui si parlava.

Ero  alla Masseria Lastella, roba esclusiva,  con un po’ di gente della security e qualche mia cugina da parte di madre. C’erano delle Wedding Planners che avevano in pugno tutta l’organizzazione. Venivano da un’agenzia di New York con il loro staff. Mi era stato assegnato un ragazzo di circa trent’anni del posto come assistente, Totuccio, per qualsiasi cosa dovessi aver bisogno. Parlava bene l’inglese e aveva dei modi per niente reverenziali. Mi piaceva molto questo. Non mi trattava come l’erede di un patrimonio di 3,8 miliardi di dollari e quindi come una delle donne più ricche degli Stati Uniti d’America. Che poi io mi sarei sposata a New York senza organizzare tutto questo teatro. Non è una questione di soldi. In fondo 25 milioni di dollari non sono niente. Solo che al daddy gli era preso il trip della Puglia. A Trump piaceva la Puglia, Tom Hanks stava in vacanza qui, Madonna se non ballava la Pizzica non era contenta, Helen Mirren credo abbia ancora una masseria nel Salento, Meryl Streep fu vista  in un market di Trepuzzi a fare la spesa. Il mio fidanzato non aveva potere decisionale e quindi ci ritrovammo qui. A New York sapevano  tutti dov’era la Puglia, cosa si mangiava, cosa si ballava, le spiagge migliori. Che neanche quelli del nord d’Italia sapevano  tutte queste cose.

Il mio assistente, nel tenermi compagnia, mi ha parlò di un libro che poi mi ha portato e fatto leggere. Si trattava di un autore italiano ma con il nome e cognome inglesi. Mi prese very much  e  dall’alto dei miei 3,8 miliardi di dollari obbligai Totuccio a farmelo conoscere.

Il caso volle che fosse in vacanza da queste parti e così con qualche telefonata me lo portarono al mio cospetto. Quando arrivò avevo una veste bianca e un cappello ampio per ripararmi dal sole. Occhialoni da sole regolari alla Jackie Kennedy durante le sue crociere con Onassis.

Lui un tipo sui 50 molto affabile e brillante. Jeans e camicia fuori dai pantaloni. Ci sistemammo sotto un gazebo e parlammo diverse ore del suo libro e dei miei dubbi sul mio matrimonio visto che avevo letto tanti suoi racconti simpatici sulle criticità della coppia.

Più lo guardavo, più gli parlavo e più scoprivo aspetti intriganti di cui  la mia vita ricca e agiata era priva. Mi raccontava le storie della sua terra, dei briganti e dell’amore per il mare. Del maestrale che spazza il cielo e che ti fa vedere il Gargano, l’Albania o la Grecia. Mi rendevo conto che il mio fidanzato, per quanto gli volessi bene, scendeva in classifica ogni ora che passavo con lo scrittore.

Mancavano 3 giorni alle nozze. Lo scrittore, Mark, mi chiese se volevo fare un giro della Valle d’Itria di notte con un piccolo fuoristrada per passare tra i trulli in stradine non asfaltate e potersi fermare a guardare alcuni scorci incredibilmente belli.

Accettai subito. Chiesi a Totuccio di coprirmi le spalle per questa “fuga notturna” e furono sufficienti cinquecento euro per averlo completamente dalla mia parte. Non avrebbe parlato neanche sotto tortura.

Non ho difficoltà a dire che ogni volta che ripenso a quel giro mi emoziono. Il profumo della vegetazione, le luci dei paesini in lontananza, le stelle su di noi e le voci di amici riuniti accanto a lamie e trulli a chiacchierare. Anche alle due di notte si sentivano musiche e discorsi da notti d’estate.

Mark parlava, parlava e raccontava. Qui è successo questo. Là si narra che. Guarda lì, una volta c’era… e giù a raccontare. Non so se erano vere le storie o inventate da lui. Lo baciai intorno alle 4,30. Sapevamo di Amaro Lucano per via del goccetto preso in un bar con qualche cubetto di ghiaccio.

“Ma da dove sei arrivato?” gli chiesi. “Perchè non ti ho conosciuto prima?”

“Renee, ma tu non ti devi sposare tra tre giorni?”

“Si, dovrei, ma non sono più sicura. Daddy ha rotto le palle col matrimonio in Puglia e ora beccati il problema “scrittore”!”.

Non entro nei particolari dei casini che seguirono. Il mio fidanzato ritornò in America con un indennizzo morale e materiale da parte del Daddy. La cerimonia di matrimonio fu girata a grande festa e Daddy guardandomi negli occhi “Vedo i tuoi occhi che hanno una luce diversa, sei sicura allora di voler restare qui? Ti basterà una rendita finanziaria di 50 milioni all’anno? Con lo scrittore sei felice?”.

Ecco ora sapete la storia del matrimonio vip che non ci fu più. Scusate ma ora devo andare a prendere Mark e i bambini a Locorotondo. Stasera siamo a cena alla residenza Bonaforte. C’è quello che ti fà le mozzarelle calde davanti. Negli States non sarebbe stato possibile.

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