MEMORIE DI UNA ESCORT

Sono una Escort. Ora non sono  più in attività.  Ho sempre il marchio addosso ma ormai non mi cerca nessuno. Sono nata nel 1968 e quindi ho quasi cinquant’anni. I giovani dicono che sono una targata MILF ma non so cosa voglia dire. Sono orgogliosa di essere stata una escort e posso dirlo forte! Non guardare ad oggi che sono ridotta a vivere in un garage dove non mi guarda più nessuno. Mi fanno compagnia solo cinque gatti a cui dò ospitalità sui miei divanetti.

Una volta no. Una volta ero una che faceva la sua figura dappertutto. Sulle strade dove lavoravo avevo un nome. Mi dicevano che davo sicurezza e che non facevo brutte sorprese a chi prenotava per avermi. I primi tempi, appena un cliente mi riaccompagnava eccone un altro pronto ad aspettarmi.  Il tempo di darmi una lavata ed ero di nuovo per strada. Passavo e non avevo rivali. Mi chiamavano l’Americana. Cercavo di stare al passo delle concorrenti più giovani facendomi ogni tanto un restyling per essere “piacente” ma soprattutto per trovare nuovi clienti. Con il passare degli anni però ho dovuto cambiarne tanti. Ero “nuova di fabbrica”  e i clienti erano maturi e con i soldi. Quando le ruote si sono consumate e gli accessori cromati hanno perso smalto sono diventata appetibile per giovani clienti con pochi danari alle loro prime esperienze con una Escort. Ho insegnato tante cose ai più giovani. Mi potevano sbattere dove volevano, graffio più graffio meno… che cosa vuoi che fosse.

Mi chiedi quando sono diventata una Escort. Lo sono dalla nascita. Ed eravamo tante. Tutte allineate pronte per soddisfare i clienti a cui piacevamo così come eravamo. Non come oggi che il cliente ti configura sul web e se non hai gli airbag davanti e dietro ti pianta un pippone con la fotocopia della configurazione in mano per far vedere che lui aveva richiesto l’accessorio spuntando il quadratino.

Però i momenti belli ci sono stati e me la sono goduta. Il mio “agente” che mi procurava i clienti all’inizio si chiamava Laurent Acar, un francese di Marsiglia come il sapone,  e ogni tanto ridendo mi diceva “Ti devo far dare un’occhiata dal meccanico” e mi dava una pacca sul cofano per poi parcheggiarmi al solito posto. Ne ho conosciuti di meccanici. Mi hanno messo le mani dappertutto. Gente così indiscreta che per capire cosa hai devono aprirti per forza…anche per cambiarti una cinghia.

Per un periodo sono stata con uno che mi voleva sempre pulita. Ma mi voleva lavare lui. Un fissato, un maniaco. Si metteva di fronte a me con il tubo dell’acqua attaccato al compressore e mi insaponava come fossi un’automobile. Che diamine!  un pò di delicatezza, un pò di magia, i giochi con la schiuma…Edwige Fenech ci ha cresciuto intere generazioni con il bagno schiuma nella doccia.

Ricordo le corse pazze in autostrada dove il cliente spingeva, spingeva e i miei giri che aumentavano fino a farmi andare in ebollizione. Ci fermavamo per una sosta, un caffè e poi si riprendeva più forte di prima. Non c’erano limiti. Oggi vedo le mie giovani concorrenti che hanno il limitatore. Ma puoi limitare un cliente che spinge e non vuole altro che sentirti vibrare?

Ora sono qui con i miei gatti in attesa di domani quando mi staccheranno le targhe e mi porteranno allo sfasciacarrozze per ridurmi a un cubo di ferraglia.”

L’Escort sente dei passi. Arrivano due persone nel garage. Un padre e un figlio.

“Papà eccola. E’ la Escort di cui ti ho parlato. La vorrei rimettere a nuovo e portarla io. Ho studiato in rete la sua storia e penso che, se sistemata, può fare almeno altri 100mila km.”

La Escort ascolta e sente i cilindri riprendere vita. Per ora nessuno sfasciacarrozze ma una chiave lucida che farà scoccare di nuovo la scintilla. La strada è lì fuori che aspetta.

 

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