LA FALANGHINA DELL’81

Me lo presentarono amici comuni. Era un tipo chiaccherone e sorrideva, diceva cose simpatiche.

Lo chiamavano Focus perché sapeva spiegare un sacco di fenomeni e ne conosceva tanti. Quando si andava a cena tutti insieme c’era sempre qualcosa di difficile da spiegare e allora “Chiediamo a Focus”. E Focus, il cui vero nome era Pasquale Pende,  si lanciava in dissertazioni puntuali e chiariva i fenomeni più complessi. Mi resi subito conto che era anche un esperto di vini. A tavola se non assaggiava Focus il primo bicchiere non si beveva.

Ovviamente lui stava lì a fare tutte le espressioni e i movimenti del sommelier pluridecorato. Le prime volte mi aveva affascinato con la sua ritualità, con il suo parlare al vino e descriverlo come una persona.

Aveva più di quarant’anni ma non aveva mai avuto storie lunghe. Pensai che fosse sfortunato a non aver trovato la donna giusta. Non so come fu ma mi convinsi che ero io la donna giusta per lui.

Nel periodo di rodaggio “stasera mi fermo a dormire da te”  cercavo di notare se ci fosse qualche mania o fissazione particolarmente tenace che avrebbe potuto darmi fastidio.

Non vidi nulla di particolare ma la presenza del vino nella nostra vita era importante.

La sera ci mettevamo a letto e dopo avermi baciato alzava la testa, chiudeva gli occhi e muoveva la bocca come se stesse degustando un sorso di vino. “Mi ricordi un Barolo del 1976, annata spettacolare, retrogusto fruttato, incedere pastoso con risvolti spigolosi a tratti sfacciato”.

I primi tempi questa farsa mi eccitava molto. Essere assaggiata, assaporata, degustata aveva il suo perché. Lui voleva che io imparassi a degustarlo come lui faceva con me ma non avevo la sua competenza e mi venivano fuori delle descrizioni molto ruspanti. Certo anche io alzavo la testa e facevo i movimenti con la bocca ma poi sapevo che per eccitarlo bastava che dicessi  “Mi ricordi un Nero di Troia, grande personalità, atteggiamento esuberante”.

Questo gioco dopo qualche tempo mi venne a noia. Lui invece continuava a descrivermi ora come un bianco o come un rosato fresco, d’estate soprattutto.

Non ricordo quando successe ma la goccia che fece traboccare il calice fu quando mi paragonò ad una Falanghina del 1981.  Si avvicinò e mi disse “La Falanghina va aperta trenta minuti prima e degustata a 10 gradi, dovresti andare nuda sul balcone e rientrare tra una mezz’ora e sarai perfetta. Ho messo dei cartoni fuori in modo che nessuno ti possa vedere. Rientrerai pronta  per essere la mia Falanghina.”

Mi fu tutto chiaro. Non potevo essere io la compagna di Pasquale Pende e mi fu altrettanto chiaro perché le sue storie non duravano più di qualche mese. Terminavano tutte sulla Falanghina dell’81.

Lo guardai “Pasquale, per te sono stata Barolo, Montepulciano, Fichimori e non ricordo che altro. Ora vorrei qualcuno che mi consideri una fresca acqua naturale. Se vuoi un consiglio tu hai bisogno di un giovane Negramaro, massimo del 1997, che sia vigoroso, esuberante e che abbia per te un retrogusto deciso. Forse troverai la soddisfazione che io non posso darti. Addio Focus, è stato bello.

 

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