IL SEGRETO DI ESMERALDA

La strada panoramica che sale verso le colline tra Paracosta e Crocchetta Inferiore è cosparsa di lampioni crepuscolari…che non vuol dire che sono lampioni incerti o vaghi, ma vuol dire che hanno il sensore che li fa accendere subito dopo il tramonto. Non sono tutti funzionanti e zone buie si alternano a tratti illuminati rendendo il percorso inquietante in particolare la sera.

Esmeralda e Salvatore passano dal buio alla luce mentre camminano sulla panoramica. Lei con il maglione di lui sulle spalle per via di quell’arietta sincera che ti fa venire il brivido lungo la schiena. Anche lui ha il brivido ma non può dirlo. “Sei sicuro di non avere freddo?” “Nooo, tranquilla. Poi quando cammino sto bene”

“Non mi hai detto nulla della tua famiglia. Ho visto che hai la fede. Se non ti va di parlare non ti preoccupare”

“Beh sono sposato questo sì. Con mia moglie si è rotto qualcosa e sto cercando di capire insieme a lei quando, cosa e se tutti e due vogliamo riparare e continuare. Non sono pessimista ma questo lavoro mi tiene lontano e lei non ha potuto seguirmi perchè il suo lavoro le impedisce di spostarsi. Ci sentiamo tutti i giorni al telefono ma non è la stessa cosa stare vicini. Tu invece? non vedo la fede…”

Esmeralda abbozza un sorriso “Io non sono sposata. Avevo una relazione che si è spezzata dopo che mio padre ha perso la vista. Ho dovuto seguire la giostra per non lasciare papà solo con mio fratello e il mio compagno ha troncato. Ci sono rimasta male.”

Si sente il rumore di un auto che si avvicina e immediatamente si spostano vicino al muretto nei pressi di un lampione acceso. La macchina si ferma accanto a loro e ne scende una bella ragazza con la polo bianca.

“Scusate abbiamo il GPS fuori uso, ci potete indicare la strada per Paracosta?”

Dall’auto arriva la voce “Susanna chiedi anche se conoscono qualche Bed&Breakfast nella zona”

“Ok avete sentito anche il mio compagno Sante che chiede un B&B. Comunque io mi chiamo Susanna”

Salvatore si fa avanti “Susanna non è difficile, dovete proseguire per 5-600 metri e poi girare a sinistra. Andate sempre dritto e vi troverete in paese. C’è un piccolo hotel che si chiama “La Grave”. Provate lì”

“Grazie. Non è che avete bisogno di un passaggio?”

“No Susanna facciamo una passeggiata. Ciao”

“Ciao” aggiunge Esmeralda che era rimasta seduta sul muretto avvolta dal maglione di Salvatore sempre più necessario. La macchina riparte e si riprende la camminata.

Si sta instaurando un clima di fiducia reciproca. Ascoltare il respiro durante la camminata, il rumore dei passi, l’odore dei capelli, i timbri delle voci ha creato un comfort condiviso.

I discorsi vagano su tanti argomenti. Una chiacchierata esplorativa per entrambi. Fa parte del gioco. Una parte bella del gioco. A schema libero. Vincoli zero. Il fatto è che quando il gioco fila liscio le parti incominciano a piacersi, trovano affinità, il piano si inclina e iniziano a scivolare lentamente  verso l’ignoto. Che invece è notoriamente noto.

Mentre le sensazioni remano tutte in un senso ecco che il destino gioca il jolly.

“Salvatore ti devo dire una cosa” Esmeralda abbassa lo sguardo e si stringe nel maglione.

“Cosa c’è? Hai una faccia…” si preoccupa il Plant Manager

“Riguarda me. O meglio quello che facevo prima che mio padre perdesse la vista. Non so come dirtelo. Ho paura delle tue reazioni. Non vorrei che tu ti allontanassi da me.”

Salvatore sempre più preoccupato non sa che pensare. Mille cose gli passano per la testa.

“Ma che m’importa di quello che facevi prima. Ora siamo qui e sto bene, stiamo parlando, ci stiamo conoscendo. Dai non temere di raccontare. Ti ascolto.”

“Salvatore, sono un ingegnere.”

“Come un ingegnere? Sei un uomo?”

“Ma no…sono laureata in ingegneria meccanica”

“Stai scherzando? Non può essere vero.”

“E’ la verità Salvatore. Ed ho tutte le manie di un ingegnere. Ho provato a farmi vedere da specialisti ma non c’è stato nulla da fare. Non ho speranze.”

“Ma io non mi sono accorto di nulla… come è possibile?  Io riesco sempre a capire queste cose” Salvatore non si dà pace.

“Vuoi tornare in paese? Rientriamo?” la delusione è dipinta a tinte forti sul volto di Esmeralda. Per un pò aveva sperato che Salvatore fosse diverso dagli altri.

“Ma non fai più l’ingegnere? Non lavori con l’autoscontro?”

“Le auto le ho disegnate io e tutto l’impianto l’ho progettato io. Però è da un pò che non progetto più.” riprende un pò di fiducia l’ingegnere.

“Beh rientriamo in paese. Ho bisogno di ripensare a quello che mi hai detto. Che botta. Un ingegnere… ma chi me lo doveva dire? Però non me sono accorto quindi vuol dire che puoi guarire. Non disperiamo” tende la mano ad Esmeralda che ricambia.

“Salvatore voglio che tu sappia che non intendo rinunciare alla mia natura di ingegnere meccanico. Ho studiato per quello ed era il mio sogno sin da bambina. Se saprai accettarlo sarà meglio per te. Ora mettiti alla mia destra in modo da camminare a cinque centimetri dal bordo della statale e controlla che la tua ombra disegni un angolo di 30°. Hai preso nota?”

2 pensieri su “IL SEGRETO DI ESMERALDA

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