IL TRENO DELLE 22,45

Non so se sono io ad essere sbagliata o sfortunata. Ma è mai possibile che a quarantacinque anni non sono riuscita a “sistemarmi” con una relazione stabile? Sempre mezze storie che finiscono senza una prospettiva.  Ho fatto passare tanti treni e non ne ho preso neanche uno. Ora che mi ricordo erano tutti treni di seconda classe. Ne fosse passato uno di prima classe. Oggi mi ritrovo in questi gruppi di persone che sono al secondo se non al terzo giro di giostra con figli grandi, prime e seconde mogli e famiglie allargate.

Ma che ci posso fare se non ho trovato la persona giusta?

Lo so, lo so,  forse era meglio comunque salire sul primo treno che partiva. Comunque sarei andata da qualche parte, avrei fatto l’esperienza di viaggiare in due. Forse ora avrei dei figli anche grandi o forse no. Però in compenso ho fatto la mia vita. Locali notturni, viaggi, feste, weekend con amiche e tante altre cose come lavori, mercatini, shopping. E poi ho un lavoro che mi piace e mi ha dato l’autonomia che volevo. Non ho mai avuto bisogno di qualcuno che mi sostenesse economicamente. La verità è che sono concentrata su di me. Mi dicono anche che sono egoista, sarà vero.

No non sono pentita e forse potrei continuare così. In fondo non mi manca nulla. Faccio quello che voglio. Non ho da concordare spese o progetti con nessuno come succede a molte mie amiche sposate o che convivono. Ogni tanto cresce un paio di corna sulla testa di qualcuno ma fa parte del gioco. Ma quale gioco? Mia madre dice che devo trovare qualcuno. Al limite qualcuna. Qualcuno che mi voglia bene e si prenda cura di me e io di lui o di lei.

Mia madre ogni tanto mi chiede se mi piacciono più le donne degli uomini. Ma io le dico “Mamma ma che dici? Certo che no. A me piacciono gli uomini” Poi ci penso e lo so che non faccio nulla per trovarne uno che mi vada bene. E non sono attratta neanche dalle donne nel senso che intende mia madre.

“Signora ha scelto dal menù cosa prendere?”

“Sì mi scusi ero sopra pensiero. Il cus-cus alle verdure e una bottiglia di acqua naturale”

“Bene. Signora per favore può spostarsi in modo da far accomodare il signore che aspetta? Siamo pieni e si potrebbe sedere accanto a lei visto che c’è un posto.”

Leda non alza nemmeno la testa per vedere chi è e si sposta raccogliendo la borsa e il suo inseparabile block notes. Con la coda dell’occhio vede solo una mano che appoggia un’agenda sul tavolo.

“Mi dispiace averla fatta spostare. Spero di non averle arrecato disturbo” la voce calda del vicino arriva alle orecchie di Leda quasi come fosse l’inizio di una colonna sonora.

“No non si preoccupi. Nessun disturbo.” Leda attiva il sistema di scansione in tre dimensioni. Le informazioni iniziano ad arrivare. Maglione blu di cachemire a V. Camicia bottom-up azzurra. Orologio grande con un bel cinturino di pelle scura. Barba di un paio di giorni che fà un pò figo. Capelli un pò spettinati tipo musicista o artista. Sorriso aperto. I denti non sono quelli originali. Sopracciglia un pò scompigliate.  Si capisce che se le tocca quando scrive o è al telefono. Nel complesso una bella persona. Non le arriva alle narici nessun tipo di profumo. Prova ad allargarle ma non arriva nulla. Fa cadere un biglietto da visita per riprenderlo ed avvicinarsi al gomito per sentire meglio. Odore di cachemire. Il sistema di scansione dà per l’età una forchetta 52-57 anni.

“Ecco il suo cus-cus.” il cameriere deposita il piatto di Leda e si rivolge al vicino.

“Per me lo stesso che ha preso la signora. Mi sembra buono”.

“Si è buono. Io lo prendo spesso. Ma lei non è di qui? Sento un accento diverso. Comunque piacere Io mi chiamo Leda.”

“Piacere. Io Ercole. Ha indovinato. Non sono di qua. Viaggio molto. E quando sono in pausa mi mangio qualcosa di leggero per poi ripartire. E lei? in pausa? Lavora qui vicino?”

“Si a pochi minuti da qui. Faccio l’account manager in una grande azienda. E Lei?”

Intanto arriva anche a lui il cus-cus.

“Io faccio il controllore sui treni. Lavoro per Ferrovie dello Stato” prende il cappello che aveva al suo fianco, che Leda non aveva visto, e se lo mette in testa. Sorride e sembra Cary Grant nel film “Operazione Sottoveste”. “Mi piace stare in giro perchè a casa non ho nessuno che mi aspetta. Sono vedovo da un bel pò”

Ercole e Leda passano un pò di tempo insieme. Sul tavolo ci sono le tazzine da caffè vuote.

“Io riparto alle 22,45 con  l’ultimo treno. Ho il turno di notte.” si sta per congedare Ercole. Deve andare in stazione negli uffici amministrativi per sbrigare qualche adempimento.

“Allora buon viaggio. Mi ha fatto piacere conoscerla Ercole. Spero di rivederla” a Leda non è più indifferente il Cary Grant del Freccia Rossa.

“Buona fortuna Leda.” la stretta di mano tra i due non è breve. E’ sopra la media. Decisamente. Beh. Ora ognuno per la sua strada.

Ore 22,15 Stazione Centrale. Binario uno. Freccia Rossa pronto. Ercole passeggia con la sua divisa e la sua cartellina. Il cappello con la visiera alzata. Si ferma a bere un pò d’acqua ad una delle ultime fontanelle sopravvissute ai distributori automatici.

Dopo aver bevuto alza lo sguardo verso il primo vagone. Mette bene gli occhiali. Ah,  aveva visto giusto. Sta venendo verso di lui Leda con un piccolo trolley. Si ferma vicino a lui.

“Ha visto che non bisogna mai dire mai? Ho deciso di partire. Non voglio perdere l’ultimo treno” Leda non ha rossetto, non si è truccata. E’ semplicemente una ragazza di 45 anni.

“Mi faccia vedere il biglietto. Ok. Vada alla carrozza 2. Passerò da lei appena partiti.” per Ercole il sapore di questo ultimo treno è diverso dagli altri.

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