IL PROGETTO

E’ un mercoledì di novembre in una grande città europea. Non siamo ancora nel XX° secolo. Una romantica città europea. Non dirò il nome per non togliervi il piacere di scoprirlo da soli. Dalla finestra di casa mia vedo benissimo il fiume che l’attraversa e le due rive che ogni tanto vengono unite da ponti illuminati da lampioni. Sono miope e se provo a togliermi gli occhiali vedo una macchia sfocata ma saprei riconoscere dove sono anche se fossi bendato e in piena notte.

Sono un architetto e in questo periodo abbiamo molto lavoro allo studio e stasera ho paura che faremo notte per un progetto che vorrei consegnare domani. Ho avvisato Helen, una delle mie collaboratrici, di prendere qualche baguette e un pò di Caprice de Dieux per fare uno spuntino. In studio poi ho sempre qualche bottiglia di Chateau Margaux per queste situazioni insolite. Non sopporto fare una pausa in studio con roba arrangiata. Stiamo facendo un lavoro importante, prestigioso e voglio che anche cenare sia fatto in una certa maniera,

Il mio studio è a pochi passi da casa. Mi conviene portare il paltò, ho sentito che l’aria si sta facendo fresca. Eccomi davanti al portone dello studio. Vedo la targa di ottone che ho fatto mettere tempo fa “Monsieur Sauvestre Architecte”. Ora salgo e chiedo all’autore di dispensarmi dal proseguire io il racconto. Quindi mio caro amico Mark l’autorizzo a continuare, ne ha facoltà”

“Buon pomeriggio Helen”

“Benvenuto Monsiuer Sauvestre. Mi dia pure il paltò, lo metto via. Posso dire allo stagista di andare via o abbiamo bisogno di lui?”

“No no puoi dirgli di andare” l’architetto intanto si dirige nella sua stanza.

“Bene. Monsieur Toulose Lautrec può andare. Per questa soire non abbiamo bisogno di voi”

“Grazie Madame allora vado. Buona serata e bon travail” risponde il giovane raggiungendo l’uscita e richiudendo la pesante porta dello studio.

Helen raggiunge l’architetto nella stanza ed iniziano a lavorare. Si tratta di mettere insieme i disegni di dettaglio del progetto e tutta la documentazione preparata dagli ingegneri nei giorni scorsi. L’architetto si siede accanto ad Helen e controllano fascicolo per fascicolo, allegato per allegato. Il tempo passa e si lavora in silenzio.

Forse la stanchezza o forse un desiderio mai dichiarato fanno sì che la mano dell’architetto sfiori la mano di Helen nello sfogliare alcuni documenti. I loro sguardi si incrociano ma nessuno parla.

Helen rompe il silenzio “Architetto facciamo una pausa? Ci vogliamo prendere un Caprice de Dieux con la baguette?”

“Bene, io prendo il vino. Una mezz’ora è quel che ci vuole.” il professionista ha capito che qualcosa si è messo in moto ma la consegna del lavoro è importante e bisogna restare concentrati.

Ora sono nella sala riunioni dello studio. Clima disteso ma di attesa di qualcosa.

La bottiglia di Chateau Margaux è andata insieme alla baguette ed al Caprice.

Ora sono vicini, troppo vicini. Lui è vicino a lei. Lei è vicina ai rotoli dei disegni da consegnare. Lui si avvicina, lei vezzosamente si tira indietro e scivola dalla sedia di velluto rosso. Lui tenta di prenderla. Lei si aggrappa ai rotoli dei disegni e finiscono tutti a terra. I rotoli con sopra Helen, Helen con sopra l’architetto.

“Architetto stiamo schiacciando i progetti della Torre Eiffel” dice la collaboratrice tra l’imbarazzo, la voglia di restare a terra e le conseguenze di dover risistemare i documenti.

Ormai il professionista ha tolto i panni del progettista, ha uno Chateau che ha dato il La ad un desiderio sopito. La bacia ardentemente. La guarda e ridendo a voce alta spara un “Je m’en  fous!!”

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