LA SIGNORA IN BUS

“Signora, signora siamo arrivati al capolinea. Signora…mi risponde?”

La signora anziana apre gli occhi. Sono azzurri. Azzurri chiari ma sfocati. Sorride all’autista del bus “Devo essermi addormentata. Tra quanto ripartiamo?” l’accento è di una straniera che vive da tanti anni in Italia

 

“Qualche minuto. A quale fermata deve scendere? Se me lo dice mi fermo anche se non si ricorda di spingere il bottone rosso per la chiamata. Va bene?”

“Grazie. Dovrei scendere alla fermata di Via Crisanzio”. risponde decisa la signora. L’autista scende dal mezzo per fare una pausa e fumare la solita sigaretta. L’aria è fredda. Si mette le mani in tasca per ripararle dall’aria pungente.

 

Intanto la signora è sveglia e si stringe nel suo cappotto blu. Si guarda attorno. Controlla l’ora dall’orologio da polso e lo ricopre con il polsino della camicia. Prende dalla borsa un piccolo specchio e controlla se i capelli sono a posto.  Lo rimette a posto e adesso cerca qualcosa.

 

Eccolo. E’ un libro tascabile edizioni Hoepli. Lo apre dove aveva lasciato il segnalibro. Sulla copertina c’è scritto I Promessi Sposi. Ne legge qualche pagina prima che l’autista risalga e metta in moto il bestione. Il bus si muove e i Promessi Sposi ritornano nella borsa.

 

L’autobus è vuoto. Solo la signora nel cappotto blu è seduta al posto immediatamente alle spalle del conducente. Alla signora piace guardare dal finestrino.

Si affianca un’ auto. Un bambino la saluta dal finestrino. Lei poggia la sua mano nodosa sul vetro e lo stesso fa il bambino ricambiando il gesto con un sorriso senza denti. Intanto i genitori seduti davanti discutono di qualche argomento difficile. Il bambino si tappa le orecchie e l’auto riparte.  Laura, la signora, lo segue con lo sguardo e gli fa un cenno con la mano per salutarlo ma il bimbo è girato.

 

“Signora non siamo lontani da Via Crisanzio, scende lì?” L’autista guardando nello specchio si rivolge alla signora che annuisce.

In quell’istante suona il telefono nella borsa. Lo sguardo di Laura si fa serio, arrabbiato. Sul display è il numero di casa che appare. E’ il marito che la sta chiamando.

 

“Che vuoi?”

“Ma come che vuoi? Esci e non dici nulla. Ti ho chiamato tre volte e non rispondi. Dove sei? Mi stavo preoccupando”

“Ma di che ti preoccupi? che scappo, che me ne vado, che ti lascio, che non torno per cena, che non sai cosa mangiare?”

“No, ma che dici… “

“Vuoi sapere perchè me ne sono andata? Lo vuoi sapere? Perchè oggi sono quindici anni, sei mesi, ventitrè giorni e dodici ore che non mi dici Ti Amo! . Dove è finito l’uomo che mi guardava negli occhi, che mi diceva le parole dolci, che mi lasciava i biglietti con le frasi carine, eh dove è andato? io non riesco a trovarlo. Tu lo hai visto? E poi scoppi di salute. Mai una volta in ospedale, mai una volta che ho dovuto prendermi cura di te, chessò un pigiama e uno spazzolino da portarti di corsa a causa di un ricovero. Mai. Tutte le mie amiche prima o dopo sono state coinvolte dai problemi di salute del marito. Tu niente. Forse un raffreddore sei anni fa. Ma cosa sei un alieno?”

 

“Laura forse non mi crederai ma penso di non sentirmi molto bene, ti stavo chiamando anche per questo, mi sa che ho la pressione bassa. Mi siedo sul divano, cerca di tornare presto”

 

“Amore, stai tranquillo, torno subito, due fermate e scendo dal bus.”

 

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