LA COPERTA ABRUZZESE

Seduto sul muretto a secco della mia vita cercavo di capire quanto tempo mi separava dalla pensione. La giornata si stava colorando di un tramonto che faceva prevedere una notte piena di stelle. Mi incamminai allora verso la pensione che era in fondo alla strada. Il proprietario gentile mi avvisò che la sera sarebbe stata stellata ma molto fredda.

Disse “Vuole una coperta per questa sera?”

“Si. grazie”

“Bene gliela mando per il dopo cena o la vuole subito?”

“Preferisco cenare subito e poi salire in camera. Per le ventuno può mandarla”

“Facciamo le ventuno e trenta. Prima è stata prenotata dal signore della sedici.”

“Ma ne avete una sola di coperta? E poi il signore della sedici che fa? Si copre sino alle ventuno e trenta e poi non ne ha bisogno per la notte?”

“Beh di solito la coperta che mandiamo la richiamiamo dopo trenta-quaranta minuti”

“Ma io la vorrei per tutta la notte. Mi piace addormentarmi sotto la coperta”

“Le costerà un bel pò, signore. E’ una coperta abruzzese DOC”

“Ah bella. La coperta abruzzese è quella un pò pesante e colorata. Sarà calda senz’altro. Ma quanto costa questo extra?”

“Per tutta la notte sono cinquecento euro.”

“Cinquecento euro ????? Ma è tantissimo per una coperta. Mi sembra veramente assurdo”

“Signore, mi creda. Ne vale la pena è abruzzese della Marsica. Non se ne trovano più coperte così. E’ il valore aggiunto della pensione.”

“Vabbè vada per la coperta abruzzese. Devo pagare ora o pago al check-out domattina?”

“No signore, pagherà all’arrivo della coperta in camera”

“Bene, vado a cena e poi in camera per le ventuno e trenta”

“Buona serata signore”

La cena andò liscia e rientrai in camera alle ventuno e venticinque. Mi guardai allo specchio e dissi “Bello stare in pensione. Conduzione familiare e discrezione”

Qualcuno bussò alla porta della stanza.

“Sarà l’inserviente che mi porta la coperta” tre passi e girai la chiave per aprire la porta.

“Sò Olga la coperta abruzzese che hai prenotato. Sò de Luco dei Marsi. Se me dai subbito li sordi così se damo da fà e te posso riscaldà. Come vuoi che te chiamo? Te va bene Zucchero? Come stai a glicemia? Nun è che preferisci Manzo che fà più sangue? Oh nun è che sei vegano? Me sembri pallido. Ma che non dici gnente?”

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