IL VIALE

Non dimenticherò mai quella sera. Camminavamo mano nella mano senza parlare. Un viale pieno di alberi con i lampioni accesi tranne uno. Fu lì che pestai una cacca e per non rompere il silenzio magico e complice non dissi nulla. Vedevo le sue narici allargarsi e il suo volto assumere un’espressione infastidita. Avevo la suola Vibram e la merda si era infilata nelle scanalature. Dopo qualche minuto lei ruppe il silenzio “Perchè non saliamo da me? Non senti che qui devono aver concimato il terreno?”
“No dai camminiamo un altro po’” in cuor mio speravo di trovare qualche grata o qualche superficie su cui poter strofinare la scarpa. Il viale era lunghissimo. Non si vedevano soluzioni all’orizzonte.
Dopo mezzora di camminata lei ripropose di salire a casa sua.
“Va bene” dissi “ma io sono abituato a lasciare le scarpe fuori dalla porta. A casa faccio sempre così”
“Non ti preoccupare, puoi tenerle..potrebbe piacermi sfilartele io” il suo sguardo si fece malandrino e complice.
Non sapevo cosa dire. Balbettai “Bello, intrigante..ma facciamo che tu sali e lasci la porta socchiusa e io salgo dopo?”
“No saliamo insieme in ascensore..voglio importunarti appena si chiudono le porte.”
“E se salissimo appiedi?” non riuscivo a disinnescare la bomba.
“Ma sei scemo, abito al 12° piano….dai in ascensore mi intriga”
Non vedevo via d’uscita. Decisi allora un gesto estremo.
“Lo sai che quando giocavo a calcio ero fortissimo?” presi la rincorsa e calciai con tutta la forza che avevo una lattina vuota e mi volò via la scarpa nel fiume che scorreva accanto al viale. Mi resi conto subito che era la scarpa sbagliata. Allora con un gesto di stizza mi tolsi la scarpa sporca e la lanciai nel fiume.
“Ma che hai fatto? Hai buttato le scarpe nel fiume?” ed iniziò a ridere.
Iniziai a ridere anche io dal sollievo. “Ora faccio come nel film A piedi nudi nel parco” ed iniziai a saltare dalla felicità sul marciapiede. E pestai un’altra merda.

UNA STORIA IMPOSSIBILE

“Siamo arrivati alla frutta, ormai ti devo lasciare”

“Ti prego, tienimi stretto ancora un pò, facciamo un altro giro, passiamo a prendere una birra”

“Ne ho già presa una… ma va bene. Però non rendere tutto più difficile per favore”

“Ma perchè mi lasci? perchè?”

“Perchè devo tornare a casa da mio marito, ho una famiglia e lo sai benissimo”

“Si si sempre la solita storia…e ora come al solito porterai via tutte le tue cose”

“Certo. Lo sai che lo devo fare, non posso lasciarle qui, mio marito mi farebbe un casino”

“Ma lascialo, resta qui con me. Qui hai tutto quello di cui hai bisogno.”

“Senti, ne abbiamo parlato tante volte, è una cosa che non funzionerebbe”

“Tu guardi ai piccoli problemi e non vedi come stiamo bene ogni volta che ci vediamo”

“Lo sai che mi piace tenerti stretto e andare in giro con te ma poi finisce lì, non abbiamo futuro”

“Sei tu che non riesci a vedere il futuro, quello che potrebbe essere se tu restassi con me”

“E che futuro avrei con te? Che sicurezza avrei con te? Lo sai che qui potrebbero chiudere l’attività?”

“Non è vero, hanno detto che saremo rilevati da Carrefour e si aprirebbero delle prospettive internazionali e potrebbero spostarmi in un punto vendita molto più grande con la galleria commerciale. Non ci mancherebbe nulla”

“Non ho più tempo per discutere, mio marito è fuori con la macchina che aspetta, ti devo lasciare”

“Ti prego, non mi togliere i 2 euro dalla fessura, li vorrei tenere per ricordo”

“Non posso, gli spiccioli mi servono sempre. Ti metto insieme agli altri come te”

“No no no, sei una stronza! Ogni volta mi usi e io cretino che ci casco”

“Cazzo sei un carrello, un carrello, un carrello lo vuoi capire, si o no?”

“Lo so ma ho la mia dignità, non dimenticarlo”

Lei si girò e senza salutare andò via con le buste mentre lui, inserito in un altro carrello si voltò e vide, con suo disappunto, che un bambino stava arrivando di corsa con un carrello da mettere a posto. Che vita di merda fare il carrello.

LA PAZIENZA

“Cara tu sai che ti ho sempre rispettato ed abbiamo cercato di venirci incontro in tutte le situazioni.”
“Certo amore lo so, per questo ti ho sposato, per la tua capacità di comprensione e di adattamento.”
“Ecco per quanto riguarda l’adattamento sai bene che sin dall’inizio abbiamo deciso di vivere in separazione dei beni e poi abbiamo convenuto, per non farci imbrigliare dalla routine del matrimonio, di fare vacanze separate.”.
“Certo, la vacanza separata è sintomo di grande solidità di coppia, di persone adulte che sanno gestire il loro tempo libero senza utilizzare il solito schema marito-moglie-vacanza.”
“Poi mi hai detto che, secondo il modello anglosassone, sarebbe stato meglio dormire in letti separati perchè il letto matrimoniale fa parte di una cultura arcaica che riporta al Pater Familias, al custode del fuoco domestico. Quindi abbiamo creato bagni separati perchè è sinonimo di indipendenza e libertà e di non dover sottostare alle esigenze dell’altro limitando la propria sfera vitale.”
“Lo vedi amore che siamo riusciti ad avere una vita di coppia moderna?”
“Si si non dico certo che non siamo moderni e inoltre sai che sono preciso e mi piace tenere in ordine le carte e prendere nota di tutto.”
“Lo so amore, adoro la tua precisione..”
“Ecco per la precisione, rimettendo a posto le carte, ho notato che in trentanni di matrimonio abbiamo fatto sesso due volte e l’ultima è stata ventisette anni fa..”
“Davvero dici? Ma lo sai che non me ne sono accorta?”
“Beh io ho segnato la prima notte di nozze e poi quell’altra volta che fu un caso.”
“Ah si mi ricordo che stavo uscendo dalla doccia e mi chinai per raccogliere il fermacapelli. Tu mi pare che, sbagliando, stavi entrando nel mio bagno leggendo il tablet e mi rubasti involontariamente quel che restava della mia innocenza. Amore meno male che tieni traccia tu di tutto, non ci ho fatto caso, che ricordi, mi sembra come se fosse successo ieri.”
“Amore, non vorrei sembrare pressante ma sono passati ventisette anni e se fino ad oggi non ho detto nulla è stato per non sembrare invadente. Oggi però ho voglia, tanta voglia.”
“Eh no dai, ma sempre una cosa avete in testa voi uomini!!!”

IL VIALE

Non dimenticherò mai quella sera. Camminavamo mano nella mano senza parlare. Un viale pieno di alberi con i lampioni accesi tranne uno. Fu lì che pestai una cacca e per non rompere il silenzio magico e complice non dissi nulla. Vedevo le sue narici allargarsi e il suo volto assumere un’espressione infastidita. Avevo la suola Vibram e la merda si era infilata nelle scanalature. Dopo qualche minuto lei ruppe il silenzio “Perchè non saliamo da me? Non senti che qui devono aver concimato il terreno?”
“No dai camminiamo un altro po’” in cuor mio speravo di trovare qualche grata o qualche superficie su cui poter strofinare la scarpa. Il viale era lunghissimo. Non si vedevano soluzioni all’orizzonte.
Dopo mezzora di camminata lei ripropose di salire a casa sua.
“Va bene” dissi “ma io sono abituato a lasciare le scarpe fuori dalla porta. A casa faccio sempre così”
“Non ti preoccupare, puoi tenerle..potrebbe piacermi sfilartele io” il suo sguardo si fece malandrino e complice.
Non sapevo cosa dire. Balbettai “Bello, intrigante..ma facciamo che tu sali e lasci la porta socchiusa e io salgo dopo?”
“No saliamo insieme in ascensore..voglio importunarti appena si chiudono le porte.”
“E se salissimo appiedi?” non riuscivo a disinnescare la bomba.
“Ma sei scemo, abito al 12° piano….dai in ascensore mi intriga”
Non vedevo via d’uscita. Decisi allora un gesto estremo.
“Lo sai che quando giocavo a calcio ero fortissimo?” presi la rincorsa e calciai con tutta la forza che avevo una lattina vuota e mi volò via la scarpa nel fiume che scorreva accanto al viale. Mi resi conto subito che era la scarpa sbagliata. Allora con un gesto di stizza mi tolsi la scarpa sporca e la lanciai nel fiume.
“Ma che hai fatto? Hai buttato le scarpe nel fiume?” ed iniziò a ridere.
Iniziai a ridere anche io dal sollievo. “Ora faccio come nel film A piedi nudi nel parco” ed iniziai a saltare dalla felicità sul marciapiede. E pestai un’altra merda.

INNOVAZIONE POLITICA


Alcune fonti istituzionali hanno parlato di un incontro riservato tenutosi oggi pomeriggio presso la Presidenza del Consiglio a Palazzo Chigi.

Verso le 15,30 è arrivata una vettura di piccola cilindrata davanti all’ingresso principale e ne è scesa una signora rubizza e sorridente dai polpacci torniti che ha salutato la piccola folla che ammirava l’architettura della sede importante di Governo.

Dopo aver aperto il portellone posteriore dell’auto ha preso un borsone scuro piuttosto pesante ed un paio di cartelline e, aiutata da alcuni militari in alta uniforme ha varcato l’imponente e austero varco da cui sono passati i più importanti uomini politici del nostro Paese.

I giornalisti che stazionano continuamente nei pressi di Palazzo Chigi per intervistare i vari ministri e il presidente Conte, quando possibile, hanno visto accendersi la luce di una finestra che non risultava essere nè quella del Consiglio dei Ministri e nè quella dello studio del Presidente. Immediatamente si è scatenata una ricerca su internet per cercare le planimetrie e capire a quale stanza corrispondesse la finestra illuminata.

Un inserviente del Palazzo che finiva il turno, passando dall’assembramento degli addetti della carta stampata, rivolgendosi ad un paio di loro ha detto:

“Ho sentito che devono prova’ a fa’ n’rimpasto de’ governo. Ho sentito er Presidente che diceva che ce vonno strumenti moderni e più adeguati. Bohhh a me nun me ne frega gnente. Tra du’ anni me ne vado n’pensione.”

Dallo stabile di fronte si vedevano chiaramente le ombre ed i profili del Presidente e quasi sicuramente della signora che era salita alle 15,30. Si capiva che la discussione era animata e il Presidente sembrava prendere appunti continuamente.

Verso le 17,45 la signora ha lasciato il palazzo ed è risalita sulla sua vettura dopo aver rimesso il borsone nel bagagliaio. Ha abbassato il finestrino e sorridendo ha sventolato un foglio dicendo ai cronisti: “il presidente non ha avuto dubbi ed ha firmato. Non posso dire nulla. Ci sarà una conferenza stampa tra pochi minuti”. E la piccola auto si è lanciata nel traffico.

I cronisti incuriositi sono corsi nella sala stampa dove, dopo pochi minuti, è apparso un sorridente Conte con un aspetto sollevato e di grande soddisfazione.

“Vi ho convocati per comunicare la sottoscrizione di un accordo quadriennale che ci consentirà di portare una grande innovazione nella complicata macchina politica. L’investimento importante è stato condiviso con i due Vice Presidenti e con il Ministro delle Finanze per le consuete verifiche sulle coperture finanziarie. Il Presidente della Repubblica ci ha sostenuto sin da quando è stato informato sulla decisione di affrontare questa sfida che ci pone all’avanguardia nell’Unione Europea in quanto, e lo dico con orgoglio, siamo i primi ad aver adottato questo strumento di preparazione, di coesione e di integrazione che ci consentirà di risolvere un sacco di problemi come per esempio quello di non fare impazzire la maionese. Potremo finalmente fare le cipolle caramellate e potremo contare su oltre 8000 ricette che prevedono la salvaguardia delle minoranze come i ciliaci, gli intolleranti al lattosio e tutte quelle persone che ancora oggi soffrono di allergie.

Uno strumento che ha visto concordi tutte le forze di Governo in quanto garantisce un tipo di alimentazione sia per le aree produttive del Paese che per quelle che hanno bisogno di svilupparsi facendo leva sulle tradizioni enogastronomiche del nostro splendido Paese. Lo strumento è il BIMBI. Da oggi l’Italia è un Paese che non è secondo a nessuno. Ma siamo andati oltre. Abbiamo preso anche il VAROMA che ci consentirà cotture diverse senza disperdere i preziosi sali minerali che sono alla base della nostra Costituzione. Abbiamo anche fatto delle prove usando la funzionalità REIMPASTO e in pochi minuti siamo riusciti ad avere risultati sorprendenti a cui ancora adesso non credo. Per il prossimo Consiglio dei Ministri faremo un risotto in massimo venti minuti e potremo dire che anche la burocrazia sarà stata sconfitta. Scusate se sono un pò commosso ma credo che questo momento verrà ricordato per sempre nei libri di cucina e di storia.

Grazie a tutti.

Un amore mobile

Voglio essere il tuo operatore telefonico

Voglio passare con te minuti illimitati

Starti vicino quando rimarrai senza giga

e scuoterai il telefono come una borraccia per bere l’ultima goccia

e il tuo sguardo implorante mi chiederà di dartene ancora e ancora e ancora.

Voglio andare con te in posti lontani extra UE per scoprire insieme il brivido del roaming

Vedere il tuo viso quando ti manderò un sms di benvenuto in Vietnam

e ti dirò che ti addebito trentacinque euro appena provi a mettere un dito sullo smartphone

e poi altri trentacinque euro per leggere la email

E mi metterai il muso fino a quando non ti offrirò una promo

e mi ringrazierai di poter tornare a navigare, a riprendere il mare.

E quando sarai distratta ti addebiterò dei costi per servizi che non avevi chiesto

e mi metterai di nuovo il muso. E io te li toglierò e mi ringrazierai come se

ti avessi salvato sull’orlo di un precipizio.

Voglio stare sempre con te e tu con me

almeno per ventiquattro mesi.

Se mi lasci te la faccio pagare….la penale.

Ma poi faccio una nuova promo per darti tanti giga

da sentirti sazia e felice. Ma durerà poco.

Vedrai passare un altro operatore e mi lascerai per un giga in più…stronza.

La sorpresa

Ci conoscevamo da poco e mi invitò a cena. Ero convinta che avesse superato i 65. Aveva gusto, si muoveva bene. Bei vestiti e un orologio di valore che notai nonostante il polsino della camicia. A tavola parlava di viaggi, progetti e delle persone che conosceva. Ero sicura che fosse oltre i 65. Poi arrivò il conto, pagò e non chiese la fattura. Mi venne il dubbio allora che non avesse superato i 65. Il mio sguardo incrociò i suoi occhi e non c’era bisogno di chiedere nulla. Lui capì, abbassò la testa e con un filo di voce disse “Scusa, avrei dovuto dirtelo prima, non supero i 65, sono in regime forfettario, non mi serve la fattura”.

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