KESSADDAFA’

Carissimi Mario  e Marianna, siete venuti insieme all’IKEA-tutto per la casa, perché la vostra decisione di comprare in piena libertà alcune cose per il vostro nido d’amore  riceva il suo sigillo e la sua consacrazione davanti alla coda delle Casse con meno di 10 pezzi ed al parcheggio affollato del sabato che se venivo a piedi era meglio.

Voi siete già stati consacrati ieri a Leroy Merlin ma ora IKEA vi benedice e rafforza la vostra unione con un porta cucchiai speciale, perché possiate comprendere dove metterlo visto che non vi serve ma l’avete preso lo stesso e capire così responsabilmente i doveri del matrimonio. Pertanto vi chiedo di esprimere davanti all’IKEA le vostre intenzioni,  quindi dite  insieme:

Noi promettiamo di prendere sempre le misure fedelmente, con la matitina, il blocchettino e il metro, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, di sabato e di domenica, e di sballare, trapanare e montare  tutti i giorni della nostra vita

Diciamo insieme : Lo monto io,   tutti: Lo monto io

Per tutti quelli a cui manca sempre l’ultima vite, Tutti: Lo monto io

Per tutti quelli che leggono le istruzioni al contrario, Tutti: Lo monto io

Per tutti quelli che svengono sotto le lampade alogene da 1200W, Tutti: Lo monto io

Bene procediamo ora con il rituale scambio delle FURZTENN. Mario ricevi questa FURZTENN frutto del mio amore e della mia fidelity card. Marianna ricevi questa FURZTENN frutto del mio amore e della fidelity card.

Bene vi d-IKEA-ro STRUFF E MERPP…un applauso ai GOERSSUPP!!!

ARRIVI

Quando si torna da un viaggio di lavoro  vorresti qualcuno ad aspettarti agli arrivi in aeroporto. Un volto amico, uno che ti dice beh? Tutto bene? Ti sei fatto un pisolino? Ti porto a mangiare qualcosa? Dai su un po’ di coccole piacciano a tutti.

E invece quasi sempre non c’è nessuno. Allora li vedi quelli che non hanno nessuno ad aspettarli. Li riconosci subito. Si fermano un po’ prima delle porte automatiche, si sistemano i capelli, la giacca e assumono un atteggiamento piacione, glamour, prendono il telefono e iniziano a far finta di telefonare.

Prendono coraggio e pensano “forza si va in scena”… sicuri che ci sia un pubblico che per pochi istanti li guarderà per cercare di capire se sono loro quel parente da prendere o quel collega che vuole un passaggio.

Le porte automatiche si aprono. Escono con quell’aria strafiga che vuol dire  “cazzo sono atterrato e ho già mille cose da fare, telefono, guardo intorno, sorrido, faccio finta di salutare”. Sperano di vedere la persona che amano lì con il cartello con scritto “L’AMORE MIO” come fanno gli autisti che vanno a prendere qualche dirigente aziendale. Niente, anche perché lo sai che chi vorresti fosse lì sta in un’altra città quindi che cazzo ti speri.

Si dileguano così tra la folla che non se li caga, raggiungono la postazione del taxi, entrano in macchina, rimettono il telefono a posto e iniziano a piangere sommessamente guardando fuori dal finestrino.

Il tassista si accorge del momento difficile e inizia comunque a muoversi. “Quando se la sente mi dice dove la devo portare…e comunque non si preoccupi…siete in tanti. Lei è il quarto che prendo su che piange dopo che agli arrivi non vede nessun volto amico”

“Lo so lo so ma è più forte di me. Non ho motivo di piangere. Il lavoro va bene. Ho una bella famiglia. Tra un po’ li sentirò al telefono. Ma quando arrivo in un posto e non c’è nessuno che mi aspetta divento triste. Saranno tutti questi film romantici che vedo. Le dispiace cambiare stazione radio? In questo momento Radio Maria non mi è di conforto.”

“Ma tra qualche minuto dicono il rosario”

“Grazie lo stesso, magari un’altra volta”

I FIGLI DELLA COLPA

Colpa era bella. Ma essere bella è sempre stata una Colpa (adoro le frasi quasi palindrome). Bella lei, bella la famiglia. Il padre della Colpa era un costruttore. Avendo Colpa come unica figlia le costruì un grosso immobile che chiamò in suo onore  “Complesso di Colpa”.  L’unico aspetto triste è che i condomini quando gli veniva chiesto dove vivessero, rispondevano “Vivo da due anni nel Complesso di Colpa…non riesco a venirne fuori”

Colpa non era un tipo facile. Era disinibita e amava giacere più volte nelle more di un rapporto definitivo. Giacere nelle more è molto scomodo, nei lamponi altrettanto e nei mirtilli peggio perché le macchie non mi vanno via.

Dal ripetuto giacere di Colpa vennero alla luce diversi figli. Lei  dopo aver consumato sentiva che qualcosa sarebbe successo; infatti il sesto senso di Colpa non sbagliava.

Il primo figlio a venire alla luce fu Colpo di Sole. La classica avventura estiva, le notti stellate, il profumo del mare, la spiaggia di notte…
Il secondo fu Colpo di Sonno. Un po’ di stanchezza, nessuna precauzione, il partner non proprio brillante (veniva chiamato Morto di sonno….pensa un po’)….
Il terzo, inaspettattamente, fu Colpo di Fulmine. Uno sguardo intrigante, una voce profonda, frasi da impazzire, la pressione che sale, l’adrenalina a mille e la passione che esplode…
Il quarto figlio fu generato con un politico, un onorevole. Lo chiamò Colpo di Stato. Come poteva essere diversamente…
E siamo al quinto figlio, nato da una notte brava con un noto direttore d’orchestra. Lo chiamò Colpo da Maestro…
Il sesto nacque nel periodo in cui Colpa frequentava gli ambienti sportivi calcistici internazionali. La festa per la conquista di una coppa si rivelò fatale. Venne così alla luce Colpo di Tacco ma lei non rivelò mai chi fosse il padre, anche se tutti capirono lo stesso. Infatti il noto campione alla fine di un match, intervistato su una giocata sbagliata, dichiarò “La Colpa è stata mia…” chiarendo così il mistero.
L’ultimo figlio, il settimo, fu concepito in un tumultuoso rendez-vous a Notre-Dame con Quasimodo, il noto suonatore di campane. Il nome che venne dato al neonato lo lascio indovinare a voi…

 

GEOLOCALIZZAZIONE

Sono l’unico da solo al tavolino. Attorno a me gruppi, coppie che parlano. Ascolto per curiosità. Due amici parlano di come risparmiare sulla manutenzione della caldaia, un gruppo ricorda una crociera fatta tempo fa e di quanto si mangiava. Il tutto intervallato da risate sulle grosse perdite alle slot-machines. Un lui che dice a una lei non so cosa ma glielo dice digitando sullo smartphone mentre lei guarda il mare.

Vedo il figlio della contadina, Michele, che ha finito di correre, ha il pantaloncino infilato tra le chiappe e prende il suo solito caffè.

Arriva qualche telefonata e chi risponde termina con un ti bacio e o ti abbraccio alternati.

Uno dice salutm à sorete…sintomo di grande confidenza. Alla telefonata successiva esclama “Ueee salutm a mamt”…il confidence factor sale sempre più.

Vedo anche un ragazzo dal viso conosciuto e sento distintamente quello che dice alla ragazza che ha davanti “ Così vai via non scherzare no, devo convincermi che no, che non è nulla…” So già come andrà a finire e mi concentro sugli ultimi due alla mia destra.

Eccoli. Meravigliosi. Come se ci fosse un invisibile direttore d’orchestra che con un gesto gli dà il la.

“hai capito dove?” “Si, vicino al Bar Viola” “eh dopo l’elettrauto” ” si che prima c’era un negozio di abbigliamento” ” brà che ora hanno messo quel cartellone grande” “si sì vicino a casa di mia cugina” “eh eh che una volta passava il 24″ ” si che a destra sta il ponte” ” ah ho capito in pratica fa angolo con il cinema” “si sì che è vicino al Simply Market” ..”che ci fu una sparatoria 2 anni fa” “si si che non trovarono i proiettili” “eh che non si può più parcheggiare”…

Mi alzo, mi avvicino e “scusate ma quando pensate di terminare il processo di geolocalizzazione di cui ormai avete perso il controllo? Io il caffè l’ho finito e vi ci posso accompagnare così fughiamo ogni dubbio. Che ne dite?”

TORNARE A TROIA

Chi non ha provato emozione al ritorno di Ulisse ad Itaca? Chi non ha gioito alle lacrime di Penelope per aver riabbracciato il marito creduto morto? Ma passata l’euforia dei primi mesi si ritorna alla routine ed ai  problemi di tutti i giorni.

“Ulisseeeee Ulisseeeee” – Penelope chiama a gran voce il marito che seduto in giardino su di un grosso masso intaglia un rugoso ramo di ulivo.

“Ulisseeee – la devi finire di intagliare legna, fai tutti i trucioli e le ancelle ci mettono una vita  a pulire…e che diamine!  Poi datti pace una volta per tutte. Ora è un po’ che sei tornato. I Proci li abbiamo uccisi tutti, hai ripreso il comando di Itaca, Telemaco si è sposato, devi smetterla di pensare al viaggio. Non fai altro che rompere le palle con il viaggio di rientro. E poi, se proprio lo vuoi sapere, queste diapositive del viaggio non le vuole vedere nessuno. Ormai gli amici non vengono più a trovarci per paura di restare bloccati 2 ore a vedere le foto con le sirene, con quel puttanone di Circe, quell’altra gatta morta di Nausicaa e quell’obeso con un occhio solo che vive in una grotta.”

“Non è un obeso, è un Ciclope, un gigante feroce da cui scappammo grazie ad un mio stratagemma..”

“Seeee vabbè quello che è… Senti, prima di partire avevi detto che avresti dato una sistemata al nostro letto. Te lo ricordi che cigola?”

“Il letto che feci con le mie mani ricavandolo da un ulivo ultrasecolare non può cigolare…”

“Sì proprio quello, peccato che cigola lo stesso e io non riesco a dormire bene. Ora che ci sei anche tu nel letto cigola anche di più.”

“Allora Moglie, Che faccio? Sistemo questo o ne intaglio uno nuovo?”

“Nooooo per Zeus, sistema questo. E se ne intagli uno nuovo Omero fa in tempo a scrivere un altro poema epico, lascia stare. Aggiusta questo. Ah, Ulisse…dobbiamo scegliere urgentemente l’impresa di pulizie, che qui la reggia è grande e le mie ancelle non ce la fanno a passare gli stracci su tutti i pavimenti. Ho saputo che la cooperativa Minerva ha in gestione delle altre regge. Dice che sono bravi.”

“Chi lo dice? Lo dice forse Venere? Lo dice forse Mercurio? O lo dice forse Marte, Dio della Guerra??”

“Ulisse, uhhh sei pesante…ma è un modo di dire. Quando senti che qualcuno è bravo, di solito si usa la forma impersonale  “dice che sono bravi”. Non è che mi metto a chiamare l’Olimpo per avere le referenze….su, un po’ di elasticità.”

“Va bene Moglie. Farò una gara. Costruirò con le mie mani un grosso Moccio Vileda, ricavandolo da un tronco di ulivo secolare e solo chi sarà capace di farlo girare tre volte tra i propri palmi delle mani si aggiudicherà l’appalto per la pulizia della casa del re di Itaca, che sarei io.”

“Ulisse, mi hai rotto i coglioni con queste cose che intagli e con le gare che vuoi fare. Qui va a finire che non riusciamo a trovare nessuno. Ora chiamo io la regina di Patrasso con cui tessiamo il venerdì al Circolo della Dracma e mi faccio dire da lei. Ehi Ulisse, se questo è il tuo livello di collaborazione perché non fai una riflessione tipo –Tornare a Troia?-“

EINE KLEINE NACHTMUSIK

Come molti sanno le palle di Mozart, gustosi dolciumi al cioccolato, sono state create a Salisburgo nel 1890 dal pasticciere Paul Fürst in onore del noto compositore Wolfgang Amadeus Mozart, a quasi un secolo dalla sua scomparsa. Il mastro pasticciere giunto a Salisburgo nel 1884, aprì un proprio negozietto e dopo pochi anni presentò al pubblico per la prima volta il Mozart-Bonbon, successivamente prodotto in grosse quantità e messo in commercio con il nome di palle di Mozart.

In realtà il loro nome deriva da…..beh la vera storia è questa.

Un pomeriggio piovoso dell’ottobre del 1780 il Mozart, povero in canna come al solito, riuscì ad avere un ingaggio per suonare nel palazzo del nobile Von Fischer (i cui discendenti avrebbero inventato i tasselli ad espansione da mettere nel muro)  che dava una festa in onore dei 18 anni della sua primogenita.

Il buon Wolfgang con tutti i suoi spartiti, ed un abito tenuto su dalla buona sorte era seduto al clavicembalo che lo avrebbe visto protagonista della serata.

Tutte intorno a lui sedevano le figlie della migliori famiglie di Colonia, ben vestite e con l’immancabile ventaglio.

L’inizio dell’esibizione fu decisamente sottotono ma nessuno poteva immaginare che di lì a poco sarebbero nate nuove sonorità ed un dolce noto ancora adesso.

I pantaloni del Mozart nel corso del terzo pezzo cedettero proprio in quel punto lì lasciando pendere ben in vista le due…cioè i due…insomma il sacchetto con i due gioielli. Fortunatamente l’ospite più titolato rimase ben saldo all’interno del pantalone. Mozart capì che qualcosa era successo per una certa frescura che avvertiva. Ma “the show must go on” e non poteva interrompere.

L’inconveniente non passò inosservato alle giovani donzelle che iniziarono a seguire la musica seguendo l’ondeggiare ritmico del sacchetto di Mozart.

Ahimè, il simpatico intrattenimento non sfuggì a due gattini che il nobile Von Fischer lasciava girare per casa. Lo puntarono da diversi metri e con tre saltelli furono sotto lo sgabello del celebre compositore.

Iniziò la danza dei gattini che cercavano di appendersi al sacchetto, ed ogni volta che ci riuscivano Mozart entrava in trance musicale dando vita a nuove sequenze e nuove sonorità che fecero andare in estasi la meglio gioventù presente nella grande sala delle feste di Palazzo Von Fischer.

Un tumulto di emozioni. Le ragazze inebriate dalle note che sgorgavano nuove dal Clavicembalo si muovevano come delle canne di bambù al vento e tenevano alti i ventagli come oggi gli smartphone ai concerti. Mozart saltava sullo sgabello per scrollarsi i gattini dai coglioni e riusciva a mettere insieme note che l’avrebbero reso immortale. Un’apoteosi unica e irripetibile.

Mozart al pezzo finale andò in catalessi sussurrando “le palle, le palle, le palle”. Fu subito soccorso e portato nelle cucine. Lì un amorevole cuoca prese della cioccolata tiepida e gliela spalmò sulla zona interessata creandogli subito beneficio.

Tutte le giovani donne, spiando dalla porta, videro il trattamento e il fatto iniziò a correre veloce di bocca in bocca fino a diventare quello che ancora oggi possiamo comprare nelle pasticcerie delle città mittle-europee: le palle di Mozart.

A’ ZZORRO

Il tempo è passato anche per lei, come per tutte.

Anni prima gli specchi magici, interrogati da regine malvagie, non avevano dubbi nel dichiararla come la più bella del reame.

Ma che vuoi, prima la mela, poi il matrimonio; e prenditi cura dei nanetti, ‘sto cazzo di castello enorme (che poi ora va di moda il 120mq al massimo); in tutto questo anche la più bella del reame sfiorisce.

Con grazia, dignità, ma inesorabilmente sfiorisce.

E poi il cruccio di avere un marito senza nome, solo un titolo nobiliare accompagnato da un colore. Nell’intimità questo anonimato forzato le ha sempre creato problemi, non è mai riuscita ad avere un rapporto alla pari.

Nei momenti più caldi lei gridava A’zzorro a’zzorro sognando di essere infilzata dal  noto ma misterioso spadaccino nero. Lui con grande educazione la riprendeva “Azzurro, Azzurro… sono il principe azzurro”.

Negli anni il Principe, come tutti gli uomini, si è un po’ lasciato andare, ha preso un po’ di chili. Nonostante il sovrappeso ha sempre voluto mettere questi pantacollant che non gli stavano più bene come quando aveva il ventre piatto. Lei per diverse volte ha dovuto comprare un nuovo elastico, che lui regolarmente slabbrava in poche settimane. Dico io prenditi una bella tuta da Decathlon, comoda, felpata. Niente. Si ostinava a ‘ste cose aderenti che, parliamoci chiaro, mettono in evidenza troppo….fossi Roberto Bolle capirei.

I primi anni di matrimonio c’era l’aiuto dei nanetti. Facevano lavoretti, aiutavano nella cura del giardino quando non erano in quello schifo di miniera. Poi anche loro un po’ alla volta sono venuti meno. Oggi è rimasto solo Cucciolo. Un destino beffardo, proprio quel Cucciolo che anni prima era stato il primo nanetto della storia a fare outing. Successe un casino che la metà bastava. Brontolo lo reggevano in cinque per quanto era alterato ma poi anche lui si dovette arrendere ad una storia d’amore.

Cucciolo s’innamorò perdutamente del Cacciatore (che faceva la guida turistica…conduceva i turisti nel bosco e li faceva spaventare mettendo un cuore finto nello scrigno….ma poi tutti ridevano). Il problema che pure questo era senza nome. Quando si pranzava tutti insieme nel Castello sembrava di giocare a Mercante in Fiera. il Principe, il Cacciatore, il Castello, la Paradisea, la Pagoda, il Lattante ecc…

Biancaneve, anche se provata nel fisico, amava sempre  scendere le scale dell’ingresso ed andare a cantare nel pozzo come faceva da ragazza.

Le gambe però non l’accompagnavano più ed aveva un leggero principio di sordità. Per ben due volte era caduta nel pozzo perché aveva lanciato il suo “Vorrei…..” e non aveva sentito l’eco. Pensava  che sporgendosi sarebbe stato meglio. Invece era andata di sotto. Ormai il buon Cucciolo la tiene per la vita e la fa sporgere per il suo “Vorrei (vorrei) un amore che (un amore che ), sia tutto (sia tutto)  per me….(per me….)”  e sogna che il Principe torni quello di un tempo.

Invece il poveretto, appesantito e senza più la forza economica degli anni d’oro, sta seduto sulle scale di pietra e con un invidiabile sense of humor risponde a Biancaneve  “Oggi non ho che un conto….conto senza danè….oggi mi han protestato, amata…dammeli te”

IL MIO CUCCIOLO

La luce è bassa, le tende sono aperte. Si  vedono le luci della città. Ora bianche ora rosse. Quando le auto in colonna frenano la luce rossa colora il soffitto. Poi tra un po’ ci saranno i fuochi di Capodanno. Sarà bellissimo. Mi siedo qui, vicino a te. Ecco così. Ti va se parliamo un po’? si? Bene amore mio. Sono contento. Volevo stare con te l’ultimo dell’anno. Gli altri restano a casa delle zie.
Hai fatto qualche esercizio di matematica? No ? Mah sì non fa niente sono giorni di festa. Li vediamo insieme domani.

Mi ricordo quando hai iniziato a fare le prime operazioni di aritmetica, avevi le mani morbide come due panini, ti potevo aiutare. Ora fai cose difficili, si lo so che non sono difficili ma dovrei ripassare un po’ per starti dietro. Sai che mamma è più brava di me, lei può aiutarti ma stasera era stanca. Mi ha detto “vai tu dal cucciolo”.

Ho portato delle foto. Vuoi vederle?  Qui hai 2 anni, che bello che sei qui.
Guarda questa, è la mia preferita, hai una maglietta che conservo ancora nel cassetto dell’armadio in camera da letto. Quante volte sei arrivato di corsa su quel letto, con il tuo pigiamino verde, e poi subito sotto le coperte in attesa che arrivassi io. Facevo finta di non capire che eri lì sotto. Toccavo tutto il letto e ti sentivo ridere. ”Ma dov’è il mio cucciolo, chi l’ha visto?…beh io vado a dormire” e russavo per finta, tu tiravi fuori la testa dalle coperte pensando che dormissi per davvero…. E giù a ridere e ad abbracciarci. Ora però non ridi più come allora. Quando potrò rivedere un tuo sorriso? Avresti dovuto fermarti a 4 anni, restare per sempre in quel pigiamino verde con quella risata… Qui ti vogliono tutti bene ma non ti hanno mai visto con quel pigiamino….che ne sanno loro, loro che mi dicono di andare via adesso….di lasciarti la mano………ma io torno domani cucciolo…..e mi siedo sempre qui vicino a te, ti voglio portare altre foto…così le vediamo insieme.

Si signora sto andando via….lo so lo so l’orario è scaduto, volevamo vedere insieme i fuochi a mezzanotte, pazienza ….ma mi creda che senza di lui a casa non riesco a stare, per me vivere è stare qui, tenergli la mano…accarezzargli la testa…..è sempre il mio cucciolo………dobbiamo fare un sacco di cose insieme ancora. Vado. Il meteo dà bel tempo domani, ci dovrebbe essere un bel sole.

 

FRIGGO ERGO SUM

Una sera tardi. In una casa normale. Lui e lei sono in camera da letto per mettersi in libertà dopo una lunga giornata di festa.

“Che hai? Ti vedo triste, sei scura in viso. Vuoi parlarne? Qualcosa è andato storto?”

“A che vale, ormai è andata. Come ogni anno è andata. Non riusciamo a venirne fuori. E’ inutile. Bisogna farsene una ragione. Me ne devo io fare una ragione”

“Scusa amore ma se penso a cosa ti riferisci fai male a prendertela così”

“Non è che me la prendo, mi dà fastidio quel suo atteggiamento del faccio tutto io, di rifiuto di una qualsiasi collaborazione. Del io sono la padrona qui.”

“Lo sai che in questi giorni è sempre la stessa storia, bisogna farla fare.”

“Parli bene tu che sei uno che passi su tutto, sarà anche che avete lo stesso sangue, ma io non riesco ad affrontare certe cose, non fanno parte del mio stile di vita”

“Lo so, lo so ma si tratta solo di qualche giorno all’anno poi passa”

“Eh ma poi ritorna”

“Seee vabbè tra un anno…”

“Ma quelle robe lo sai che lasciano il segno? Lo sai che, l’ho letto su Focus, alcuni stanno malissimo.. e poi muoiono.”

“Buuuum! Ma che dici dai è gente che ha già problemi, starebbe male anche se mangiasse 2 grissini”

“Tu sempre a giustificare. Che necessità c’è, dico io, di friggere la verdura che nasce per essere mangiata così com’è.  E poi condirla, girarla, mantecarla e ogni volta aggiungere calorie fino a farla diventare la Caponata. A casa tua sembra che esista solo la frittura.”

“Non puoi capire. La Frittura è una fede, è uno stile, è un modo di essere. E’ la sintesi di una filosofia di vita  e friggere per la mia famiglia è una tradizione centenaria. Ma tu lo sai che il mito della verginità di prima del matrimonio è una puttanata colossale?  Che è una copertura? La verità è che la giovane donna prima del fidanzamento ufficiale doveva dimostrare di saper friggere a regola d’arte. Solo dopo questa prova si poteva andare avanti. Ed anche la storia del lenzuolo macchiato di sangue esposto dopo la prima notte di nozze, tutte leggende. Si stendeva la tovaglia con le macchie di olio a dimostrazione che c’era stata una frittura di qualcosa. E quello che poteva sembrare sangue in realtà era una macchia di melanzana. La frittura era alla base di un matrimonio felice.

Da sempre l’olio bollente è uno di casa. Come il mare per i pescatori ti sostiene o ti ferisce, e in alcuni casi ti uccide. Portiamo grande rispetto all’olio bollente.  Ormai la gente in casa frigge poco, cambiano le abitudini, vedi anche noi, lo usiamo solo a crudo sull’insalata o per condire il cus-cus o qualche prodotto bio che compriamo dalla tua amica.

Vedo gente che frigge di nascosto su angoli di balcone come se fosse un delitto friggere in casa. Quindi in questi giorni di festa mia madre ritrova quei momenti in cui le insegnavano a governare l’olio ed è come tornare indietro nel tempo a quelle mattine all’alba  in cui con altre cugine preparava i pentoloni di olio bollente per i pescatori che tornavano con le reti piene di pesce da friggere. Capisci perché per lei è importante? “

Silenzio. Non sente nessuna risposta, si volta e lei sta dormendo con un sorriso appena accennato. Sul comodino il barattolo del Brioschi, un bicchiere vuoto ed un cucchiaino.

Si toglie le calze, mette la maglietta per dormire e inizia a pensare alla promessa di mamma sussurrata all’orecchio prima di andare via “per capodanno ti faccio i panzerotti  che ti piacciono tanto”.

LA FISSAZIONE

No, guarda io sono uno che se non sa la provenienza della roba che deve ingoiare non la tocca neanche. Per esempio la Tachipirina non la prendo in farmacia. La faccio fare da un laboratorio di Bitonto appena fuori città. Ha tutto un altro sapore, mi fanno le compresse della forma che voglio, insomma è  un’altra cosa.  Mi fa scendere velocemente la febbre ma mi viene il fuoco di S.Antonio essendo il mio artigiano un devoto del santo . La considera una specie di firma.

 

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